Group: Administrator Posts: 10540 Location: a Thought.
Status:
Per loro, crogiolati nella sicurezza della loro roccaforte, non v'era minaccia alcuna che potesse preoccuparli. Là, incastonata fra pietra, ghiaccio e neve, la Torre d'Avorio, pilastro di saggezza e potenza lungo i secoli. Incrollabile, eterna. Così credevano, e così videro la morte cadere dal cielo.
Parevano saette, folgori di un dio incollerito, precipitanti col fragore di una tempesta nel suolo immacolato della prima neve. All'alba di un nuovo giorno, venne per loro il più cupo dei crepuscoli; il cielo stesso parve oscurarsi della tragica presenza di quelle creature. Quello che prima era silenzio, ora era la congelante cacofonia di mille sibili accorati, le ali sferzanti l'aria, le bocche ruggenti. Terribili, con gli occhi della fame incontrollata, da troppi secoli assopita, caddero su Myth Arandor e sui suoi abitanti, senza remore alcuna. D'ogni colore, forma e grandezza, i Draghi, da tempo scomparsi, giunsero per render nota la loro venuta.
«Che è?»
Jorge si guardò attorno dal suo carretto, interrogando la moglie che, all'interno, ancora dormiva. Si stava facendo giorno e ormai erano in prossimità della Casata, dove avrebbero potuto entrare per scambiare le loro merci. Lo facevano ogni anno, era una traversata lunga tra quei monti, ma ne valeva la pena: i maghi pagavano bene se la merce era buona, lo dicevano tutti.
«Cosa?»
L'anziana donna, ancora intontita dal sonno, pareva non aver udito nulla. «Mi è sembrato di udire una scossa di terremoto.» si gusitificò Jorge, quasi convincendosi che se l'era del tutto sognato. Sì, sicuramente me lo sono sognato, si disse, figurarsi se mi piomba in testa una valanga a pochi passi da Myth Arandor, loro tengono sicura la loro casa, hanno la magia. Non era così, purtroppo, e fato o caso volle che la morte non fosse giunta abbastanza in fretta da lasciargli la convinzione di essersi sognato tutto.
«Padre! Correte!»
Un grido lontano. Jorge girò il capo oltre la tenda che ricopriva il proprio carro, scorgendo il proprio figlio in sella al cavallo correre all'impazzata verso di lui. Fino ad allora era rimasto diversi metri dietro di loro, poichè essendo un valente guerriero era in grado di difendere i vecchi genitori da eventuali creature che imperversavano in quelle zone. Mai si sarebbe aspettato quello. «Padreee...» Il grido si spense in un scoordinato grido d'agonia, soffocato poi dal boato ruggente delle fiamme. Fiamme, sì. Alle spalle del figlio, come un falco in picchiata sulla propria preda, una mastodontica creatura ricolma di scaglie, dalle ali nere come fette di notte strappate al cielo, gli occhi iniettati di sangue e le zanne brulicanti di saliva bramosa. Il suo fiato divoratore investì in pieno il ragazzo, la carrozza e il volto inebetito di Jorge. Il suo ultimo pensiero fu: Lo sapevo che non era una valanga.
Il drago ingoiò il cumulo incendiato davanti a sè e risalì al cielo, masticando gongolante, legno, cenere e carne bruciata. Superata la curva della valle, si aprì davanti alla creatura un nuovo paesaggio, nel mezzo del quale troneggiava limpida come uno stendardo divino, la Torre. Nuovo sangue inondò i suoi occhi di rettile. Al suo fianco sopraggiunsero altri suoi simili, grandi come lui, ma dai lineamenti e dalla tonalità del manto diversa. Ognuno di loro aveva lo stesso obiettivo fisso nello sguardo. Volarono, rapidi come incubi, silenti come spettri errabondi, implacabili come una bufera di ghiaccio e neve. Dietro di loro, il cielo si riempì di uno sciame immondo, roboante, velocissimo. Per Myth Arandor, gregge senza pastore, poteva significare una fine senza riscatto. Potevano forse gli eredi degli Elessedil, che lo stesso Byruum aveva amato, cresciuto e governato, resistere alla furia che si stava per abbattere su di loro? Forse.
Alla fine delle righe, solo il tempo per capire che si muore e il tempo non si ferma mai, ma per te che sai gioire son bugie da ignorare; vivi sempre, non morire mai. “Everasia”, Novembre
Se son d'umore nero allora scrivo, frugando dentro alle nostre miserie; di solito ho da far cose più serie: costruire su macerie o mantenermi vivo. “L'Avvelenata”, Francesco Guccini
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio. “Cirano”, Francesco Guccini
~
Vivendo per capire perché vivo Vivendo per capire perché vivo, scrivo anche per capire perché scrivo: e vivo per capire perché scrivo, e scrivo per capire perché vivo: Edoardo Sanguineti
Si girò su sè stesso un paio si volte. Con le nude braccia spostava una soffice stoffa, imbottita, calda: era una coperta.... ma dove si trovava? Aprì gli occhi lentamente. Occhi blu oltremare, bellissimi, che riflettevano la bellezza e l'integrità della sua anima. Gli bastò un attimo per realizzare tutto. Era nella sua stanza nella torre d'avorio. Un orso bianco dormiva ancora mentre il mondo fuori si stava per svegliare: mancava ancora un'oretta per le prime luci dell'alba. Si lavò con calma pensando ai due giorni passati
Ritornato a Myth Arandor non aveva incontrato nessuno tranne il vampiro guardiano dei cancelli. Il lungo viaggio dal ghiacciaio. Oltrepassò i cancelli del silenzio con il suo fedele compagno polare due giorni prima o, per meglio dire, due notti prima. Molto stanco si era diretto nelle sue stanze agli ultimi piani della torre d'avorio e si era subito addormentato. Il giorno seguente si svegliò quando il sole aveva già percorso metà dell'arco diurno. Sistemò la sua stanza con cura e andò a fare un giro tra la voluminosa conoscenza nella Grande Biblioteca. Mangiò nella sua stanza e si riaddormentò prima che il sole calasse. Per questo oggi si svegliò così presto. Aveva dormito a sufficienza.
passò l'asciugamano sui suoi lunghi capelli frizionandoli bene mentre una goccia d'cqua evasiva scendeva lungo il possente collo, poi il vigoroso petto e infine gli scolpiti addominali per essere intrappolata nel perfetto ombelico. Si vestì. Decise di mettersi una veste blu scura mentre decise di lasciare i setosi capelli scendere liberamente lungo le spalle e la schiena. Si avviò verso la porta per i corridoi della torre passando davanti un grande specchio. Guardò per un attimo la sua immagine riflessa. Alto, bello, non eccessivamente muscoloso, dalla pelle color dell'ebano e i capelli color dell'avorio. E quegli occhi. Accoppiate vincenti e molto piacenti alle fanciulle di tutto il regno, ma l'elfo nero non andava appresso a queste cose.
Dove va, padron Ken, così di buon ora?
Una voce fanciullesca veniva da molto vicino. Ken sorrise ad un pupazzo di pezza appoggiato su un basso mobile di legno. Era l'ultimo incantesimo dell'elfo: un pupazzo da una spiccata creatività.
In giro, Leonardo. Sono curioso di vedere quanto è cambiata la città
Fa per andarsene ma poi si ferma dicendo:
Leonardo, puoi farmi un favore?
Qualunque cosa, padron Ken.
Puoi avvertire Glacies di raggiungermi appena si sveglia?
...Certo, padron Ken...
Un attimo di esitazione prima di rispondere alla sua richiesta. Forse non gli piace tanto quell'orso, pensò il mago uscendo dalla stanza con un sorriso.
Camminava spensierato per le stradine di Myth Arandor, tutte collegate alla piazza principale. Era l'alba e solo pochi lavoratori uscivano dai loro letti e dalle loro case a quell'ora. Ken notò quanto gli mancava quella città. Teneva lo sguardo spensierato fisso in alto quando scorse qualcosa oltre i tetti delle case, nel cielo sconfinato. Subito dopo come rombi di una tempesta ormai prossima. Corse nella piazza dell'occulto pensando che non poteva essere, si era sbagliato. Il fragore si faceva più forte ma da lì non vedeva più nulla in cielo. Si trasformò in vento e andò veloce sulle mura. Quando si ritrasformò fece pochi passi lenti, con gli occhi spalancati, increduli, che fissavano quello che non credeva di poter vedere dal vivo.
Occhi fissi sull'infinito, sottili come il sole non ancora nato. Era l'alba da pochi istanti, un astro che si stagliava lungo le lontane montagne innevate dell'Ovest, saliva lento all'orizzonte, enormemente colmo delle speranze di un nuovo giorno. Il gioiello infuocato colorava la vallata Elessedil di brillanti fuochi fatui, qualche luce che dalle case accennava il risveglio. Vennero a crearsi le prime ombre del giorno, quelle dei soldati per prime. Spuntavano dai merli come fiori da un prato, fermi immobili con le loro lancie rivolte al cielo, gli elmi che rinchiudevano occhi sempre vigili, corazze splendenti che non avevano mai imprigionato paure nascoste. Perchè quel presagio? Perchè a quell'alba di quel nuovo giorno?
Un rombo di tuoni lontani. Il cielo divenne grigio, e quella luce che prima illuminava la Torre d'Avorio, ora la rendeva uno sperone di forza tra valli di guerra. L'aria divenne pregna di uno stridulo echeggiante, mentre battiti d'ali rovinavano la quiete mattutina. Forti battiti d'ali. E con essi (un rombo di tuoni lontani) il ruggito di una bestia immonda. Lo sguardo mite e tranquillo di Ishiyumi mutò, accartocciato dallo stupore e dalla incredulità. Qualche lento passo all'indietro lo allontanò dal ciglio delle mura. « N-no.. » Sussurrò, ma era un mormorio confuso. Scattante, lo sguardo andò a rivoltarsi all'indietro, fissando nell'aria una figura silente ma visibilmente enorme. Un drago. Uno sciame che dapprima pareva innoquo, semplicemente indifferente, ora diveniva (un rombo di tuoni lontani) uno stormo draconico, più veloce, più grande. Si udì nell'aria una prima vibrante fiammata, che ostacolata dal silenzio, scosse terreni, case e menti ancora fragili dal sonno. Un bambino venne raccolto dalla sua furia, mentre il vento si mosse a seguire le ondate di aria calda che sollevavano i potenti fuochi dei draghi. Dei, draghi, sì. Più di uno era ormai ai cancelli, e per quanto Ishiyumi si fosse sempre tenuto allenato e fiero di questa sua innaturale dote nel trovare calma persino nelle situazioni più afrettate e pericolose, non sapeva pensare in quale sogno era imprigionato. Incubo.
La luce solare cominciava appena a rischiarare la torretta di guardia.. I raggi luminosi attraversavano l'aria e giungevano dalla finestrella rivolta ad est e dalla botola aperta sul tetto della stanzina circolare all'ultimo piano..
La quiete non era tale.. l'atmosfera era turbata da un un rumore di passi sul pavimento legnoso.. Il susseguirsi dei leggeri tonfi morbidi sulle vecchie ma robuste assi indicava non una normale camminata, bensì un duro allenamento..
Due lame gemelle solcavano l'aria frizzante del mattino nella stanzetta.. e gocce di sudore cadevano a terra ad intervalli di pochi secondi..
L'allenamento era tutto per quell'elfo.. quel ranger.. quello Psion.. Comunque potesse essere definito, restava sempre lui..
Erix l'elfo era concentrato.. i muscoli tesi nella costruzione di armoniche figure di combattimento, le lame sempre più veloci a sferzare l'aria trafiggendo nemici immaginari, i sensi catturati completamente dall'estasi del combattimento..
Accadde all'improvviso.. un immenso boato scosse la torre ed i suoi abitanti.. numerosi erano stati i rumori precedenti, ma l'elfo non li aveva notati..
Lento il Ranger compose un'ultima figura d'attacco, per poi riporre le spade nei foderi incrociati sula schiena..
Con lenti passi pensosi si diresse verso la finestra rivolta ad est..
Gli elfi sono esseri dotati di una vista acutissima, che solca valli e montagne.. ma non erano occhi normali, quelli che scrutavano il cielo quella mattina... Increduli.. ecco com'erano.. e lo erano diventati notando enormi forme solcare il vespro mattutino con ferocia..
Preso dalla rivelazione l'elfo si lasciò scappare un esclamazione senza rendersene conto..
N-non è possibile!! Q-q-quelli sono draaghi???? Devo dare l'allarme!!
Lo sguardo si fece determinato mentre Erix attraversava di corsa la stanza per raggiungere la corda collegata alla campana in cima alla torre di guardia.. il segnale sarebbe stato sentito su tutte le mura..
Afferrò la fune e tirò con tutte le sue forze, a intermittenza, finchè lo scampanio non fu possente e ben udibile...
All'improvviso.. un fortissimo rombo.. e macerie d'appertutto nella stanza..
la campana aveva smesso di suonare...
Gli occhi allarmati andarono a squadrare i dintorni, il tetto era sparito!!! Dietro di lui, nella direzione del sole, un giovane Drago nero aveva ancora tra gli artigli ciò che rimaneva della campana, mentre le macerie del tetto dellla torre crolavano al suolo..
L'istinto prese il sopravvento.. L'elfo era in vista e i draghi che gremivano il cielo sulla città non avrebbero tardato a notarlo, aveva bisogno di un nascondiglio...
Una leggera rincorsa dettata dalla determinazione ed un lungo salto portarono il Ranger tra le fronde di un albero momentaneamente scampato alla distruzione..
° Devo assolutamente trovare un posto sicuro!! ° [pensato]
Ritto dinanzi alla maestosa finestra dei suoi alloggi, il Cainita sorseggiava un calice empito di sangue, osservando la vallata ancora avvolta dalle ombre della notte cominciare a destarsi, mentre il primo chiarore del giorno cominciava impercettibilmente a mostrarsi, lontano oltre le cime delle montagne, ad oriente. Un'altra notte era trascorsa per lo Tzimisce, ed egli si stava godendo gli ultimi minuti di veglia prima di abbandonarsi al diurno torpore...o almeno ciò era quello che aveva in programma di fare. Era già in procinto di volgere la schiena alla finestra, quando un altro bagliore colpì la sua vista, un bagliore violento, come di vampa di fuoco, proveniente dalla strada che portava a Myth Arandor, poco più a valle dei Cancelli del Silenzio. Giunse alle sue orecchie, con qualche istante di ritardo a causa della distanza, la lontana eco di un ruggito. Poi, lontano, verso l'orizzonte, si profilò la mutevole sagoma di quello che pareva uno stormo di uccelli; ma mano a mano che si facevano più vicini, la loro vera natura rapidamente divenne palese: draghi. Sotto la costernata espressione dell'Elessil Maior Magus, lo stormo di rettili infuocati e multicolori, come uno squadrone di angeli dell'apocalisse, si abbattè sulle mura della fortezza, vomitando i loro violenti miasmi sui soldati terrificati, donando loro una morte atroce.
°No...° -pensò Gorthaur- °...non ora! Non ora che il Sole sta per sorgere!°
Il Vampiro maledisse il destino che gravava sulla sua razza, l'impossibilità di esporsi alla luce solare. Se solo avesse avuto il denaro per acquistare quell'amuleto che gli avrebbe finalmente garantito la libertà da quella condanna... Imprecando, lo Tzimisce si avviò correndo verso la porta, afferrando il più ampio dei suoi mantelli, dotato anche di un pesante cappuccio, in grado di schermarlo dall'odiata radiazione diurna; attraversò come una furia i corridoi e le interminabili scale della Torre d'Avorio, sibilando a chiunque incontrasse di prepararsi a fronteggiare all'assalto. Infine giunse in strada, e subito corse a rifugiarsi fra le ombre, percorrendo così le vie della cittadina in direzione dei Cancelli, mentre i ruggiti delle bestie squarciavano l'aria, accompagnati dalle luci delle loro vampate. Giunse infine in una zona ove la luce del primo mattino non era schermata da nulla, e nonostante indossasse vesti che lo difendessero completamente, avvertì la tremenda fiacchezza che sempre il giorno portava. Mentre grazie alle sue percezioni psioniche poteva contemplare la devastazione che regnava sulle mura assaltate, nonostante il cappuccio gli coprisse del tutto il volto, sorse nella sua mente, ritardataria, una domanda angosciata: °Cosa diavolo posso fare adesso?°
.N e r o R i f u l g i L i v i d o A s t r o I n f e r n a l e.
Through the ghoul-guarded gateways of Slumber, past the wan-mooned abysses of Night, I have lived over my lives without number, I have sounded all things with my Sight; And I struggle and shriek here the Daybreak, being driven to Madness with Fright.
I have whirled with the Earth at the dawning, when the Sky was a vaporous flame; I have seen the dark Universe yawning where the black planets roll without Aim, Where they roll in their Horror unheeded, without Knowledge or Lustre or Name.
I had drifted over Seas without ending, under sinister grey-clouded Skies, That the many-forked Lightning is rending, that resound with hysterical cries; With the moans of invisible Daemons, that out of the green waters rise.
I have haunted the Tombs of the Ages, I have flown on the pinions of Fear, Where the smoke-belching Erebus rages; where the Jokulls loom snow-clad and drear: And in Realms where the Sun of the Desert consumes what it never can cheer.
I was old when the Pharaohs first mounted the jewel-decked throne by the Nile; I was old in those Epochs uncounted when I, and I only, was vile; And Man, yet untainted and happy, dwelt in bliss on the far Arctic isle.
Oh, great was the sin of my Spirit, and great is the reach of its Doom; Not the pity of Heaven can cheer it, nor can respite be found in the Tomb: Down the infinite Aeons come beating The wings of unmerciful Gloom.
“ From the same source I have not taken my sorrow; I could not awaken my heart to joy at the same tone; And all I lov'd, I loved alone. ”
Brucia fuoco, fuoco brucia, brucia, brucia, fuoco. Ordunque la Morte, con ali fatate, bagnate di perlacea rugiada, apre la sua Macabra Danza fra loro, fra i cadaveri dei caduti. Come Iride che s'accinge a tagliar il mortal filo, così ella recide le vite - con scalpore descende sotto forma di sibillina bestia, uccide con la lava ed il fiato ardente. E questa volta non nasconde il muso arcigno, colmo di scaglie e di occhi da serpente, né cela lo sguardo sporco di rossa linfa. Biascica con le dita ossute sui muri - ed è stridore e disperazione, mentre intorno le ossa, prive della carne che le regge, cadono inermi a terra. Sono cenere e sangue, ormai commisti, a comporre l'epitaffio che il suolo accoglie con bramosa rassegnazione. Le case, i tetti, tutto brucia; così, similmente, fa il pianto d'un bambino: come veleno, le lacrime sporcano le sue guance iraconde, lasciando le tracce del loro odioso passaggio. Doloroso, così tanto che i singulti fanno sussultare sì forte il suo petto da far gridare sofferente il tenero cuore. "Madre". Quante volte tale parola è ripetuta, quante volte le sue labbra d'infante si schiudono in una richiesta d'aiuto, ahimé, inutile. Oh, se solo... se solo la sua parola fosse bastata a farla ritornare in vita! Egli di certo non avrebbe sofferto in un modo talmente pietoso. "Madre". E si piega su se stesso, lagrimante s'attorciglia sul suo piccolo corpo - stremato s'abbandona a terra, trascinato al suolo dallo strazio e dai conati intensi. L'odore dello zolfo si fa più forte, l'avvolge pregnante, rantolando al suo orecchio il nome odioso della solitudine che ora l'accompagna. Nessuno l'ha udito: nè le urla, nè il mesto pianto hanno attratto a sè alcuno del volgo. La Morte Alata sospinge l'Uomo a pensare ognun per sé; come sono tristi ed ignobili, i Lilim.
Stringe a sè le ossa del genitore. Che qualcuno, chiunque l'aiuti. E chissà se il Creatore ha ascoltato questa preghiera.
“ Then - in my childhood - in the dawn Of a most stormy life - was drawn From ev'ry depth of good and ill The mystery which binds me still: From the thunder and the storm, And the cloud that took the form When the rest of Heaven was blue Of a demon in my view. ”
Guizza intensamente la fiamma dietro di lui, quasi ne lambisce le carni. Eppure no, per una strana ragione la sua carne non brucia, non come quella della Madre, che ne è stata divorata. L'uomo - o meglio il ragazzo - sta fermo dinanzi a lui. Lo scruta soltanto, senza dire o far nulla. Sembra quasi essersi teletrasportato lì: nessun suono ha mosso il suo passo. Che sia venuto da un altro mondo? Forse lo vuole portare via con sè... L'aiuto che cercava è lì, senza alcuna ragione. Un essere di fuoco avvolto dalla luce. Il Salvatore...
Ne afferra la gamba, concitandosi ancora di più nelle preghiere e nel pianto. La figura dell'Angelo sembra intenerirsi. Gli sorride; gli occhi cremisi del Diciassettesimo, opachi, dipingono ciò che tocca il suo animo. Sfiora il suo capo con le dita affusolate, bianche: la mano si ferma al centro della testa del bambino, immersa nei capelli di lui. E gli rivolge parole fuggenti, di sostenuto incoraggiamento.
« Non Temere. Ovunque, Tranne che Qui... Troverai la Vera Felicità. Tuomàs, Piccolo Lilim. Torna dal tuo Dio. »
Tuomàs alza lo sguardo, rimembrando il volto di Tabris. Ed é l'ultima cosa che vede: una traccia di sangue solca la fronte dell'infante, prima che questi s'abbandoni fra le braccia dell'Angelo. Kaworu si rialza, alzando le iridi al cielo. Ha sistemato supino il corpo del bimbo. I Draghi, ancora, volano per Myth Arandor - ruotano intorno alle mura: ed è lì che si dirige.
« Quanto è Triste, il Cammino dei Lilim. »
TUTTA L'ARTE È COMPLETAMENTE INUTILE
Sollevati dal fardello della decisione e dell’intenzione, navigando sui nostri mari interiori, assistiamo ai nostri movimenti come se fossero le azioni di un altro e tuttavia ne ammiriamo l’involontaria eccellenza. Quale altro motivo potrei avere io per scrivere, se non che la scrittura somiglia all’arte del falciare? Quando le righe divengono demiurghe di se stesse, quando assisto, come un miracoloso insaputo, alla nascita sulla carta di frasi che sfuggono alla mia volontà e che si imprimono sul foglio mio malgrado, esse mi fanno conoscere quello che non sapevo né credevo di volere, gioisco di questo parto indolore, di questa invadenza non calcolata, e del fatto che seguo senza fatica né certezza, con la felicità delle meraviglie sincere, una penna che mi guida e mi porta. Allora accedo, nella piena padronanza di me stessa, a un oblio che confina con l’estasi e assaporo la beata quiete di una coscienza spettatrice.
Lacrime dalla Luna? Disteso il corpo sul tetto di quella torre, ne fissava ammaliato gli umani contorni. Intorno, la gelida aria solita della casata pareva elettrizzata da un momento di entusiasmo, muovendosi rapidamente in più direzioni. Le membra del ragazzo ne risultavano intorpidite, ma incurante di ciò, entrambi i palmi dietro la nuca ed i piedi lasciati liberi sospesi a diverse decine di metri dal suolo, continuava un'improvvisato interogatorio con la solenne spettatrice. Oh, si, lei c'era sempre stata. Dalla prima notte in cui tutto ebbe inizio, senza il solito carico di inutili cibarie che si conducono con se in quei fastidiosi cinema, aveva assistito passiva alle vicende umane, non solo alle sue. Smbrava essere la sola che poteva dare una risposta reale alle sue domande prive di senso ad un orecchio umano. Ed una soddisfazione era il vedere il modo con cui ella non rispondeva, almeno qualcuno che non lo definiva con termini riferenti alla parola "pazzo". Sai che lei non tornerà...
Chiuse gli occhi. Se ne avesse avuto la possibilità, si sarebbe certo addormentato anche su quella costruzione. Un ultimo fotogramma gli si bloccò in evidenza, in quell'istante qualcosa sembrò richiamare la sua attenzione. Spalancò lo sguardo d'improvviso, tornando al globo lucente al centro del nulla. Una scia del medesimo colore del vuoto la percorreva. Silenzio.
Sei pazzo.
Chiedeva solo alla sua mente di tacere per un istante. Un istante di concentrazione, lo sentiva, quella macchia era viva. E come lei, ve ne erano altre nelle vicinanze. S'elevò sulle gambe, risvegliato dal torpore apparente in cui era caduto. La figura danzante nei cieli virò su se stessa, esibendosi in una picchiata verso il suolo, diretto verso l'esterno della casata. Nel suo passaggio, dalle fauci divamparono ardenti fiamme infernali. Esse ne illuminarono il volto, definendone la forma nei dettagli. Un drago. Certo, non quello che cercava lui, tantomeno appariva essere in qualsiasi modo correlato alla sua persona. E soprattutto, era tempo che non se ne vedevano da quelle zone. Molto tempo. Un ultimo sguardo alla luna, come voleroso di domandare scusa per la sua partenza anticipata. Ma altro accadeva. I draghi erano tornati.
†
E M O T I O N S ~ I N ~ G R E Y S C A L E On your own, I know you can make it Truth or bone, I know you can shake it Survivealone, I know you can take it L I V E F O R E V E R - live for love -
Una folata di vento preannunzia l’inizio di qualcosa di nuovo. Il sentore di sangue si aggira nell’aria. Un sussurro celato dal vento, mentre un sudario di sofferenze si percepisce poco lontano. Un anelito venne espirato dalle rosee labbra di Eden che sentenziano la via da proseguire, non per volere ma per dovere, cosa assai più legiferante. I passi celeri accarezzavano il suolo senza produrre rumore alcuno, come un ombra che si muove nel buio della notte l’aggraziato si dirigeva a folle velocità verso i baluardi ove aveva percepito una sensazione alquanto spiacevole … MoRTe
~
I draghi, straordinari animali. Con intelligenza pari, se non superiore, a quella degli umani, forza quasi impareggiabile. Scagliedoro, Squamelunghe, Artiforti e Soffiomorte. Molte leggende parlano di loro come esseri al servizio del bene, altra come creature che vivono sporadicamente la loro eterna vita ottenendo quel che bramano con il solo utilizzo della forza. A Myth Arandor è una rarità trovarne uno allo stato brado. Allevati dai cavalieri nelle distese isolate di Andù Aleta, vengono fatti accoppiare per poi essere venduti a caro prezzo a cavalieri maghi e ricchi facoltosi. Qui alla torre d’avorio potete comprare ad un buon prezzo una grande varietà di questa rara specie che viene catturata allo stato brado e poi allenata dal grande Byruum.
~
Bagnato dal tepore dei solari raggi il piceo crine sembrava colorarsi di un’argentata luce, mentre lo sguardo inflessibile e pacato si issa al cielo ove esseri maestosi e impregnati di magia, unici e maestosi svolazzavano nel arancio cielo. Ogni tanto si udivano strazianti urli provenire dai bastioni dorati, mentre scarlatte fiamme venivano esalate dalle possenti fauci.
~ Questi sarebbero i Draghi
La sorpresa si protrae. Era ora di mettersi all'opera. Quel genocidio doveva finire.
Group: Administrator Posts: 10540 Location: a Thought.
Status:
Il primo drago, massiccio ed elegante al contempo, piombò su Myth Arandor con l'irruenza di un tuono. Una folgore nera d'immensa beltà e fatiscente crudeltà, gli occhi sanguinolenti come rubini incastonati sul muso lacertide. Lanciò in avanti le possente grinfie e ghermì con un solo deciso colpo una torre di guardia, dalla quale proveniva lo squillante scampanio d'allarme, disintegrandola con la propria forza. Poi tornò sui propri passi, vedendo delle succulenti vittime sulle mura, i loro sguardi inebetiti come fossero restìe a credere che quella davanti a loro fosse la mera e cruda realtà. Le fauci si spalancarono, mostrando due fila di denti di spropositata lunghezza, affilati come lame. La bocca non era che un pozzo d'ineffabile oscurità. Da essa, come una grotta tortuosa che scendesse fino agli inferi, provenivano suoni gorgoglianti simili a lamenti di migliaia di dannati. Poi, improvviso, dinanzi alla Casata Elessedil, si scatenò l'inferno. Fiamme nere, intrise di tenebra pura, proruppero da quel forno avido di morte, insinuandosi come serpi immonde tra le zanne, prolungandosi a velocità incredibile verso gli individui posti sulle mura.
Nel frattempo, lo sciame ruggente degli altri draghi,era ormai giunto anch'esso ai fatidici cancelli. Ad attenderli questa volta v'erano però i due Golem Guardiani, i quali, per loro natura, non conoscevano il sentimento della paura. Non esitarono. Gli sguardi gelidi quanto la pietra che li componeva, membra salde e intento invicolabile. Scaltri come fanciulli in fiore a dispetto della loro massa, andarono incontro alla massa brulicante dei vermi alati, oramai scesa quasi a rasoterra per investire le mura. Il perchè di questo atto parve insensato, data la loro capacità di sorvolare quell'ostacolo, ma i golem non si interrogarono a riguardo. Il primo costrutto fu investito da tre soffi contemporaneamente, mentre l'altro riuscì ad evitare i propri carnefici: compì un balzo possente e con il braccio proteso investì il primo drago in pieno muso, portandolo a terra con sé in un contorcersi di carne, pietra e urla convulse. Dall'esplosione elementale riapparve l'altro golem, provato ma ancora integro. Alzò il palmo gigante contro il gruppo di mostri più vicino e da esso proruppe un'onda d'urto. Impattò contro due draghi, gli unici davanti agli altri a far da schermo e vi fu un suono raccapricciante di ossa infrante. I loro lunghi colli vorticarono all'indietro accompagnati da nubi di sangue nero; caddero anch'essi in un'esplosione di neve e terra. Un istante dopo e tutti i draghi erano giunti. I Golem erano circondati: piombarono su di loro sotterrandoli con la loro massa indicibile. Per quanto fossero forti, da soli non potevano sperare di fermare quell'orda che sembrava inarrestabile.
Il soffio di un drago equivale ad una tecnica a consumo Critico. Quello che sta per investire i presenti sulle mura, è di elemento Sacrilego.
Alcune note: i draghi sono molti, ve ne sono alcuni di più grandi altri di più piccoli. Quello che ha attaccato le mura finora è quello più grande che abbiate scorto. Quelli atterrati dai golem erano invece più piccoli di questo.
Ultima cosa: Erix, attieniti ad arbitrare le azioni del tuo pg e non anche quelle dei nemici, a quello ci penso io
EDIT: aggiunta nota nello spoiler.
Edited by Dark Chest Of Wonders - 11/1/2007, 19:03
Alla fine delle righe, solo il tempo per capire che si muore e il tempo non si ferma mai, ma per te che sai gioire son bugie da ignorare; vivi sempre, non morire mai. “Everasia”, Novembre
Se son d'umore nero allora scrivo, frugando dentro alle nostre miserie; di solito ho da far cose più serie: costruire su macerie o mantenermi vivo. “L'Avvelenata”, Francesco Guccini
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio. “Cirano”, Francesco Guccini
~
Vivendo per capire perché vivo Vivendo per capire perché vivo, scrivo anche per capire perché scrivo: e vivo per capire perché scrivo, e scrivo per capire perché vivo: Edoardo Sanguineti
Draghi. Ecco cosa aveva davanti. Stormi di draghi che volavano sulla valle.
*bestia favolosa di aspetto mostruoso, generalmente un rettile alato ed ignivomo, per lo più simbolo della forza scatenata e luttuosa del male* Così recitava un libro dei progenitori nella grande biblioteca. Un libro tanto raro quanto antico. Un libro che Ken aveva letto. L'elfo già sapeva che i draghi non erano solo 'bestie favolose', ma sapeva anche che non esisteva più. Svaniti come nel nulla. Aveva visto molte illustrazioni del 'rettile alato e ignivomo'. Ma stava vendendo solo ora 'la forza scatenata e luttuosa del male'...
Aveva lo sguardo ancora incredulo ed attonito quando un dragone nero piombò in picchiata su Myth Arandor, seguito da tutti i suoi compagni. Questo sembrava il più grande di tutti, o almeno il più grande che si trovava ora ivi tra le montagne della morte. Ken sentì un suono di campane. Era passato molto tempo da quando lo aveva udito l'ultima volta. E non era un bel ricordo. Le campane di allarme. Provenivano da una torretta di guarda non molto lontana dal mago. La bestia demoniaca però non la fece suonare a lungo. Dopo mopo pochi secondi vi si gettò con tutta la sua mole distruggendola. Volò poi girandosi verso le mura. Gli occhi maligni, come di un demone, fissavano Ken. Ne rimase paralizzato mentre questi spalancò la tenebrosa bocca mostrando le sue fauci affilate. Suoni screzianti servirono solo ad incutere più paura. Ken era immobile, tutto sembrava andare a rallentatore e lui era lì solo come spettatore. Le guardie correvano velocemente sulle mure cercando di organizzare un piano difesa. Nella città ormai si erano svegliati tutti e vi regnava un grande caos. I golem guardiani davanti ai cancelli del silenzio combattevano altri draghi. Una fiammata nera scaturita dal drago si dirigeva proprio verso di lui.
Ghiacciaio millenario. Un paio di settimane prima. Un elfo dalla pelle scura era seduto sul ghiaccio nella caratteristica posizione del loto meditando. Non aveva indumenti pensanti, ma non sembrava soffrisse il freddo. Finalmente i venti gelidi soffiarono più forte. Finalemnte era riuscito a parlare la loro stessa lingua. Finalmente avevano stretto un patto.
Ken ritornò alla reltà, fece un salto improvvisso e fu sollevato in cielo da correnti d'aria da lui create. Il soffio di drago gli passo poco più sotto. Doveva reagire, non poteva permettere tutto ciò. Doveva combattere per ciò che amava. Doveva combattere per la sua città. Per la città della magia e delle scienze assolute. Agito il suo bastone tre volte. Tre volte appervero dardi vaporei, dardi magini. Uno dopo l'altro si diressero verso la testa del drago, pronti a fargli passare i suoi peggiori cinque minuti. Non sapeva se il vapore magico avrebbe avuto effetto sulle creature di quelle dimensioni o potenza. Ma era l'unica cosa che gli venne in mente dopo quello stato momentaneo di shock. Il guru si allontanò un po' di più lievitando sopra le mura. Non sapeva che danni aveva provocato quell'attacco di drago. Nè ora poteva controllare. Doveva concentrarsi su quella gigantesca 'bestia favolosa'.
Venti Gelati - Ken evoca i venti gelati del ghiacciaio millenario da dietro le sue spalle che soffiano seguendo la sua volontà. Può essere usato per sollevarlo dal suolo come se volasse, proteggerlo formando un tornado, scaraventare contro l'avversario degli oggetti presenti nelle zone circostanti. 3 turni per volare. 1 turno per altre azioni. °basso°
Vapore Magico - Ken crea tre frecce di vapore magico sopra di lui che scaglia contro l'avversario. Penetrando attraverso le orecchie nel cervello mandano l'avversario in uno stato confusionario creando anche delle allucinazioni, ma colpendo l'avversario sul corpo lo ustionano. 2 turni per le allucinazioni. °basso°
Dalla piazzetta in cui si trovava, lo Tzimisce seguì con gli occhi della mente le distruttrici evoluzioni del più mastodontico fra i dragoni che fendevano l'aere montano, assistendo dapprima alla mutilazione di una delle torri di guardia, privata della propria sommità dalla sola forza bruta del rettile, indi al massacro che il suo peceo respiro rovente tornò a compiere degli sfortunati difensori della Casata ancora sulle mura. Quella parte di Gorthaur che era stata il folle Velikov ora stava urlando dentro di lui affinchè scatenasse tutto il suo potere contro quella insulsa creatura, la schiacciasse come la mera lucertola che era, affondasse gli artigli nel suo corpo e costringesse le sue stesse ossa ad impalarlo, squarciargli le viscere e la gola maledetta dalla quale aveva osato generare la vampa che aveva scalfito la perfezione della fortezza; inversamente gli parlava ciò che era un tempo stato il Senza Volto, ammonendolo a non agire sconsideratamente, ad andare a cercare rinforzi e ritornare con forze adeguate, potendo allora facilmente annichilire le belve infuocate e, perchè no, torturare quelle così sfortunate da sopravvivere. Ignoto è quanto il Cainita si sarebbe ritorto in questo dubbio, se non avesse dopo pochi istanti percepito il frastuono della battaglia che avveniva pochi metri al di fuori del nero cancello, fra i due titanici difensori e la massa di creature infuriate; per una volta, le sue due personalità furono concordi: °Annienta gli usurpatori!° tuonò la prima °Mantieni saldi i Cancelli!° sibilò la seconda. Una volta presa la decisione, l'agire del Maestro Esangue fu scevro da esitazioni: rapido quanto poteva, scattò verso i portoni distanti qualche decina di metri e l'ombra che sotto essi regnava, per quanto la luce solare splendesse implacabile sul suo manto, privandolo poco a poco delle sue energie; raggiunto il riparo dell'arco di pietra, si sentì quasi come se un macigno gli fosse stato tolto dalla schiena, tanto l'astro diurno riusciva ad indebolirlo mentre egli si trovava sotto i suoi raggi. Ordinò seccamente ai portali di lasciarlo passare, e fra di essi si aprì in risposta uno spiraglio strettissimo, appena sufficiente a consentirgli di attraversarlo, che si chiuse ermeticamente non appena l'ultimo lembo del suo mantello uscì all'esterno. Lì, sotto i suoi occhi, regnava il caos: una moltidudine di membra squamate, d'ogni possibile livrea, si dibatteva infuriata a terra, oppure sfrecciava iraconda a pochi metri dal suolo, tutte convergendo verso due singoli punti; non occorreva una gran capacità di discernimento per comprendere che i due epicentri del caos fossero i Golem Guardiani. Nero sangue draconico insozzava il terreno, e già alcuni cadaveri delle bestie giacevano morti a terra; Gorthaur comprese all'istante di non avere il potere necessario per distruggere da solo quegli esseri sovrannaturali, ma era quasi certo di averne a sufficienza per consentire ai costrutti di farlo al posto suo. Allargò le mani, mentre stringhe di blasfema energia scorrevano lungo le sue braccia, concentrandosi nei palmi per generare due sfere verdastre, cariche di potere venefico; indi fece scattare le braccia in avanti, e le sfere seguirono il movimento, scagliandosi ciascuna in direzione di uno dei Golem con la piena intenzione di esplodere il più vicino possibile ai due costrutti: essi, in quanto artefatti animati dalla sola magia, sarebbero stati immuni, o almeno così sperava il Vampiro, ai nocivi effetti del veleno, che invece si sarebbe dovuto propagare ad un gran numero di dragoni, bloccandoli il tempo necessario affinchè i colossi ne facessero strage...semprechè quelle maledette bestie non fossero immuni ai veleni. Perchè, in tal caso, lo Tzimisce aveva la netta impressione che il loro prossimo bersaglio sarebbe stato lui.
CITAZIONE
Tecniche: Contaminazione Gorthaur crea una sfera di fluido venefico ipercompresso di circa trenta centimetri di raggio; una volta creata, essa risponde ai suoi comandi fino ad un massimo di cinque turni; può muoverla a suo piacimento, ma il veleno si libera solo quando decide di farla esplodere: a quel punto in un raggio di 5 metri dall'esplosione, i fluidi vitali di ogni essere vivente entrato in contatto con veleno inizieranno ad bruciare le vittime dall'interno senza provocare veri danni ma solo un dolore atroce e quasi sempre paralizzante. Elemento: Entropia Durata: 1 turno, dopo che è avvenuta l'esplosione Costo: Medio
CITAZIONE
Ferite: n/a Mana usato turno: Medio x2 Mana usato totale: Medio x2 Riserva di Mana: circa l'84% Note: n/a
.N e r o R i f u l g i L i v i d o A s t r o I n f e r n a l e.
Through the ghoul-guarded gateways of Slumber, past the wan-mooned abysses of Night, I have lived over my lives without number, I have sounded all things with my Sight; And I struggle and shriek here the Daybreak, being driven to Madness with Fright.
I have whirled with the Earth at the dawning, when the Sky was a vaporous flame; I have seen the dark Universe yawning where the black planets roll without Aim, Where they roll in their Horror unheeded, without Knowledge or Lustre or Name.
I had drifted over Seas without ending, under sinister grey-clouded Skies, That the many-forked Lightning is rending, that resound with hysterical cries; With the moans of invisible Daemons, that out of the green waters rise.
I have haunted the Tombs of the Ages, I have flown on the pinions of Fear, Where the smoke-belching Erebus rages; where the Jokulls loom snow-clad and drear: And in Realms where the Sun of the Desert consumes what it never can cheer.
I was old when the Pharaohs first mounted the jewel-decked throne by the Nile; I was old in those Epochs uncounted when I, and I only, was vile; And Man, yet untainted and happy, dwelt in bliss on the far Arctic isle.
Oh, great was the sin of my Spirit, and great is the reach of its Doom; Not the pity of Heaven can cheer it, nor can respite be found in the Tomb: Down the infinite Aeons come beating The wings of unmerciful Gloom.
Non v'erano parole o sentimenti per definire quelle scene: solo una stanca melodia di distruzione. Nella sua mente c'era un profondo silenzio, ed ogni cosa veniva spazzata via sotto quelle possenti fiamme arcane, come manate di titani, riducendo a brandelli le stesse case sui quali tetti aveva trascorso notti di meditazioni, incontri di solitudine. I suoi occhi vedevano scorrere lente immagini che scivolavano via una dopo l'altra e c'era dolcezza nell'aria. Lo stesso tocco cadenzato ma pesante delle ali dei draghi gli pareva dolce. Chi ha detto che la morte non può essere dolce? E bambini ruzzolavano nell'aria, ancora impegnati nei primi giochi dell'alba, e nonni intenti a salvare i bambini, e genitori a salvare i nonni e bambini e soldati a salvare i genitori i nonni e i bambini. Era come bloccato in un paesaggio tipico di un dipinto, dove ogni cosa ha un ruolo preciso e sensato: l'artista era una rinascita arcana di secoli fa. Quando ritornò alla realtà, non seppe trattenere un volto colmo di tristezza. Sapeva l'esito. Per quanto forti fossero stati i maghi della casata, non avrebbero potuto nulla contro quei draghi. Probabilmente sarebbero morti tutti, schiacciati dalla vendetta in nome della magia che ritornava a punire la corruzione e il moderno mondo di un oggi troppo futuro da aver dimenticato le leggi dello ieri. Quanta distruzione..
Già alcuni suoi compagni si davano da fare, già i soldati si riunivano a gruppi per affrontare l'imminente attacco, che era cominciato. Ma non erano altro che formiche intente a difendere un terreno che sta per essere alluvionato, e presto se ne sarebbero resi conto. Tutti quanti. Si diede una scossa, mosso da una grinta che nonostante non gli desse la forza di sperare in una possibile vittoria, seppe regalargli l'orgoglio di morire combattendo. E poi, per ogni guerriero, è sempre un onore morire con un drago. Così dicevano.
~
Strinse i pugni, e partì all'attacco. Non mancavano molti metri al ciglio delle alte mura, oltre le quali lo attendeva una visione ancora pessima: i due golem di guardia lanciavano pugni contro due draghi che si erano calati persino ai portoni e si sentiva tuonare il fragore delle loro grandi mani, seguito dai lamenti di dolore delle creature draconiche. Davanti a lui invece, sopraggiungeva il più grande e maestoso dei draghi. Un primo mago che vagamente ricordava di aver riconosciuto tempo fa, s'alzò nell'aria e dal cielo costruì il suo primo attacco, mirando contro il possente bestione. Questo però aveva già lanciato la sua ennesima fiammata, che come un'esplosione diffondeva un'onda d'urto a dir poco travolgente. Ishiyumi ne sentì la potenza. « No! » Venne travolto in pieno, andando a coprirsi quasi inutilmente con un braccio il volto. Venne spazzato via, mentre sotto di lui quel pezzo di mura veniva sbriciolato come granelli si sabbia a confronto. La fiammata lo investì e strinse forte i denti per sopportare un dolore che a stento aveva trattenuto con la barriera inerziale. Non bastò, era così forte. Così incredibilmente forte. Sentiva scuotere la sua testa come se fosse schiacciata dalle ruote di cento carri pesanti, le ossa che traballavano un moto senza ritmo, l'intera pelle che vibrava sotto l'impeto della fiamma. Brandelli di camicia sorvolavano nel cielo. Cadde dopo metri di lontananza dentro nella via maestra della casata, rovinando contro il cemento. Quando si rialzò, e furono passati una manciata di secondi, riconobbe diverse bruciature nelle braccia, nell gambe e un forte dolore al ventre. Un'emicrania invase la sua mente, ma riuscì a controllarla. Ciò che più gli doleva era il petto. Lì colavano rivoli di sangue bagnando la prima pulita camicia del colore dell'avorio. Alzò il volto e vide lo stesso drago sorvolare l'intera casata indifferente a lui. Questa volta strinse il pugno con la decisione di un Dio, e scatenò il drago. Fuoriscì dal corpo un tornado di chakra, pochi passanti notarono la sua trasformazione, in molti pensavano a fuggire più lontano possibile. Un ruggito sommerse il silenzio dell'intera città, solamente disturbato dalle frane di cumuli di roccia che modellavano l'intera struttura della casata. Il maestoso serpente avvolse Ishiyumi, e finalmente gli donò quel tono così sicuro e divino che adorava assaporare. Quella visione, portò conforto alla piccola Satin. La piccola Satin gli sorrise e fu un sorriso di speranza. Un sorriso che diceva: io confido in te.
Abilità Innata: N o m e Armatura D'Inerzia D e s c r i z i o n e Espandendo dal proprio corpo la propria psiche il personaggio è in grado di generare una pellicola traslucida di consistenza gelatinosa tale da rallentare, fermare o addirittura far rimbalzare verso il possessore ogni sorta d'arma fisica. L'efficacia di tale potere varia dal divario energetico dei due opponenti e dalla potenza dell'arma sfruttata. C o n s u m o Medio
Potere Speciale: N o m e Costruire il Drago D e s c r i z i o n e Basilare semitecnica che non fa altro che esplodere il drago che possiede dentro. Non c'è assolutamente spreco di energia per questa, ma deve essere sempre castata all'inizio di uno scontro, altrimenti Ishiyumi non può utilizzare tutte le sue tecniche. Una volta uscito dal corpo, il Drago, che si presenta come un enorme coda tutt'uno con il volto scheletrico di una creatura draconica, fluttua per sempre nell'aria accanto a Ishiyumi, anche se non influenza in alcun modo lo scontro, essendo inconsistente, semiopaco. A seconda della potenza di una tecnica, questo drago ruggisce a livelli sonori maestosi, scatenando un ulteriore vento che accompagna il fluire del chakra.
Status: Ferito, Energie quasi totali.
Io, battello perduto nei crini delle cale, Spinto dall'uragano nell'etra senza uccelli, Né i velieri anseatici, né i Monitori avrebbero Ripescato il mio scafo ubriacato d'acqua;
Non posso più, bagnato da quei languori, onde, Filare nella scia di chi porta cotone, Né fendere l'orgoglio dei pavesi e dei labari, Né vogar sotto gli occhi orrendi dei pontoni.
-A. Rimbaud
«Un immenso potere è come un'arma nucleare. Serve a preservare la pace.» - Souhaku Kago E n . N e r a , A r m a t a d e l D r a g o. «Sangue. Questo sarà il balsamo delle mie piaghe!» - Urlata Altura A r c i v e s c o v o , I n T e n e b r i s.
Un nuovo giorno stava sorgendo, peccato che il suo splendore sarebbe presto stato offuscato dal cupo imbrunire della fine. Occhi svegli e attenti, pronti a cogliere la bellezza del sole che sorge, a rinfrancarsi con quel cacofonico spettacolo rinnovato giorno dopo giorno, occhi dorati come pozzi di ambra. Ancora una volta aveva atteso lo spettacolo svegliandosi immensamente prima degli altri, dopotutto pochi eletti sapevano apprezzare tali meraviglie con il giusto spirito.
Levati nuovamente gli occhi al cielo, si accinse ad eseguire la preghiera mattutina. Era un rituale fisso da tempo immemore, quello che compiva nelle prime ore dell'alba; pregare osservando il sole sorgere e glorificandosi della bellezza della natura. Quale motivo migliore per attendere con trepidazione il mattino? Con movenze delicate il giovane si poggiò sulle ginocchia flettendo il corpo nella direzione in cui il sole sarebbe sorto. Le mani sollevate e le braccia leggermente spalancate attendevano come un abbraccio il sorgere dello specchio solare; peccato che tutto quello che avrebbero abbracciato di li a breve sarebbe stato il freddo acciaio di una spada.
E infine venne, uno specchio dal rosso sanguigno cominciò a crescere e crescere aumentando di grandezza. Già la mente di Remihel vagava verso l'alto quando un grido feroce lo riportò alla realtà. Un verso mai sentito fatto da un essere mai visto. Ormai preoccupato, abbandonò la posizione presa per alzarsi in piedi e guardarsi intorno. Nulla appariva strano, eppure non poteva essersi sognato un boato simile; quando già riteneva che la creatura si fosse allontanata, un nuovo verso squarciò il mattino, questa volta seguito da altri più piccoòi, ma anche più nnumerosi. Fu con stupore misto ad orrore che il giovane comprese sia la natura del pericolo che da dove esso venisse. Da quel grande disco dorato che compiva inarrestabile la sua strada apparvero loro, i Draghi, le pelli squamate che catturavano i raggi luminosi rifrangendoli in migliaia di scheggie colorate. Animali grandissimi e possenti, i denti aguzzi e gli artigli accuminati, le zampe muscolose e le enormi ali che frustavano l'aria ad ogni colpo.
I draghi si erano manifestati. Ancora inebetito alla vista delle gigantesche creature, quasi non si accorse delle loro intenzioni finchè non furono troppo vicini. Come una mare inarrestabile si riversarono sulle mura dove, con l'ausilio della loro forza inusitata, cominciarono a fare a pezzi i cancelli. Quale meraviglia osservare i guardiani tentare un'inutile difesa contro quella marea inarrestabile. Già sembrava la fine per loro quando diverse persone intervennero. I volti tesi visibili da quella distanza e le espressioni deformate dalla paura, o almeno è così che egli le vedeva. Pochi per ora, ma i suoi confratelli si erano mossi in difesa della casata, la stessa che lo aveva accolto. Un frullo di abiti e già Remihel era sparito, correndo a perdifiato verso quei maestri di distruzione avrebbe dato il suo contributo nella difesa dei cancelli.
Una sensazione strana lo pervase, ansia, rabbia, paura, eccitazione? No, questo non lo sapeva, ma si manifestò come una stretta allo stomaco che crebbe di intensità man mano che i draghi si avvicinavano. Erano venuti per distruggere, portare via la luce dagli animi fedeli, vanificare la sua missione diffondendo la sofferenza. Andavano fermati.
Giunto a destinazione finalmente potè rendersi conto fei danni provocati dai draghi, le mura apparivano per quello che erano: ferite, spezzate nella loro bellezza e possenza, ma ancora in grado di fermare i mostruosi invasori, almeno per un altro pò.
C'est le malaise du moment L'épidémie qui s'étend La fete est finie on descend Les pensées qui glacent la raison
Lo spettacolo era terrificante.. Il dragone nero che pochi attimi prima aveva squarciato la torre di guardia aveva poi proseguito il suo volo di morte, ponendo una brutale fine alle guardie sulle mura del castello..
L'elfo era terrorizato, mai in vita sua aveva assitito ad uno spettacolo così spaventoso.. mai si era sentito così.. impotente.. inutile, come una formica che sta per essere schiacciata dall'enorme zampa di un vecchio elefante...
Il suo sguardo vagò per il territorio che lo circondava.. ovunque terrore, morte, distruzione.. un bambino che piangeva sul cadavere della madre.. un uomo in preda alle fiamme che tentava invano di divincolarsi dal loro abbraccio di morte...
Poi.. un uomo, sulle mura.. ed un ondata di fuoco.. DOveva essere qulcosa di più di un uomo normale.. perchè si rialzò.. probabilmente armato della forza della disperazione, esso strinse i denti ed i pugni e si rialzò.. e diede vita a tutto il suo potere.. decise di combattere, perchè aveva deciso che quella città non sarbbe caduta, finchè egli fosse rimasto in vita..
Ed eccone un altro. Alzatosi in volo con una misteriosa tecnica, aveva sferrato un attacco al possente dragone nero, che ora si stava fiondando all'attacco dei golem, posti all'entrata, affianco all'enorme portone.
Anch'essi, con volontà di roccia, avevano deciso che la città non sarebbe caduta.. finch'è caduti non fossero stati anche loro, caduti, distrutti, ridotti in rovina.. e combattevano con la forza della roccia e la forza della magia, non consocevano terrore, forse neanche coraggio.. ma combattevano, e tanto bastava..
L'animo Dell'elfo si risvegliò.. aveva paura, certo.. ma quella ora era la sua città ed era un dovere ed un onore morire difendendola..
La sua mente vagò nei circondi a cercare tutti colori in grado di combattere. Destinando così un messaggio psichico che tutti avrebbero potuto sentire:
°Attenzione, i draghi stanno attaccando i portoni della città. Non possiamo permettere che abbiano la meglio su di noi, chiunque sia in grado di combattere si diriga alle mura e si prepari alla battaglia! Combattete figli della Terra!!°
Con queste parole l'elfo si rialzò dal ramo su cui era appollaiato e con un salto giunse ad un tratto di mura adiacente alla torre di guardia ormai distrutta..
Cominciò una corsa forsennata in direzione dei cancelli, dove ormai le anime valorose stavano combattento, pronte a dare la vita.. Erix non sarebbe stato da meno..
Improvvisamente, la testa di un drago blu, più piccolo di quelo nero, curva in cima al lungo collo, si erse per un attimo in tutta la sua altezza, affianco alle mura, nella furia del combattimento contro i due Golem..
Il ranger decise che era il momento, il collo della terrificante bestia era a pochi metri di distanza.. se avesse fallito probabilmente sarebbe morto.. ma senza rimpianti.. sarebbe stata la morte di colui che cade combattendo un nemico spietato.. una morte onorevole..
Le mani andarono veloci verso le due spade poste con le else sporgenti da dietro le scapole. Un tintinnante rumore metallico mentre le due lame vennero sfoderate, per poi ricoprirsi di un'ombra violetta, caratterizzata da un'emenazione di energia psionica sulle lame.. Un fendente orizzontale delle due spade, trasversale rispetto al collo del possente drago che ancora non sembrava aver notato il nemico...
[..Ora o mai più!!]
Ed ecco che il colpo venne portato, ed un'onda di energia violetta si diresse inesorabile verso il suo obiettivo..
Nome: Fendente psionico Descrizione: Erix infonde i suoi poteri psionici nelle sue lame, creando con un fendente un veloce attacco ad ampio raggio che danneggia molto pesantemente il nemico Consumo: Alto
Quelli attimi sfuggirono, fugaci ed incontrollabili. Allo stesso modo, uomini con le loro famiglie esalavano fragili respiri trattenuti dal panico mentre la loro corsa disordinata percorreva le vie del casato. Uno sforzo inutile, se si pensa al fatto che i draghi l'avevano circondato. Tutt'intorno e su di loro era scure fiamme notturne, solo la terra era luogo di pace, con i suoi meandri. Ed era lì che tutti i passanti sarebbero stati diretti, se non fosse stata trovata difesa a quanto stesse accadendo.
Ricordi. Tutto ciò gli era già accaduto. Un drago, fiamme demoniache, gente dilaniate dalle sue fauci, arti umane miste a sangue dappertutto. Sul volto dello stregone si venne a dipingere uno sguardo di tremendo terrore. Ciò stava accandendo di nuovo. Già in passato, contro solo uno di quelli, non era riuscito a far nulla, d'altronde era nulla più che un bambino, allora. Ora tutto era diverso. Ora era cambiato, e benchè solo il tempo ne era testimone, era pienamente consapevole di ciò. Il suo lavoro non era ancora stato portato a compimento, ma ciò era nulla più che un dettaglio, in tal istante. Non poteva attendere, dunque, la prova era cominciata.
Impossibile era il passaggio per le vie terrene, la folla impediva ogni genere di movimento in tal luogo. Pertanto la via aerea, per quanto ne fosse dolente, in quanto più esposta, era l'unica utile. Si prese pochi istanti sospeso nell'etere, onde analizzare al meglio la situazione nei suoi anfratti. Molti i draghi comparsi, alcuni somiglianti allo stesso che già ogni notte percorre gli incubi dello stregone. Allo stesso tempo, profondamente diversi. Non avevano quell'animo umano che percepiva con il suo compagno dragonico di notti insonni. Uno di essi spiccava per figura e maestosità sugli altri, il quale tra fiamme pecee aveva appena abbattuto parte delle mura. Bene, dunque. I dragi non differivano molto dalle altre specie di animali. Alcuni di essi erano dotati di intelligenza propria, ma altri potevano essere paragonati ad animali selvaggi. Gli uccelli, gli stessi che in quel momento rifuggono la torre, quando volano in stormi, persa la figura del capo diventano confusi ed incapaci delle loro movenze. Lo stesso valeva per i pesci e molte altre specie animali. Chissà che non valesse anche per "loro"? Probabilmente il "capo" dei suoi ragionamenti mentali era proprio il più grande, appariva quale il più forte e imponente. Era lui il suo bersaglio. In volo, dalla sua posizione, ben pochi minti ci mise per giungere ad una discreta distanza dalla figura alata. Nascose la sua presenza oltre il parapetto della cima della prima costruzione oltre le mura, chinato al suolo, sicchè la bestia non potesse vederlo, per quanto gli fosse vicino.
Sicuro di non essere di nuovo in uno dei tuoi incubi?
Come si può distinguere un sogno dalla realtà? Ne esiste solo un metodo. Nei sogni, tutto svanisce, quando chiudi gli occhi. Chiuse lo sguardo, sperando che le urla svanissero, che il fragore degli alati non fosse più percepito. Non accadde, com'era ovvio. Con malavoglia, tese i palmi verso l'alto, appoggiate le spalle al parapetto, e da essi nacquero una coppia di scintille invisibili all'occhio umano. Dipartirono rapide, dirette in due distinte direzioni. La prima verso il muso della bestia, la seconda verso il centro dell'addome. Apparentemente una tecnica totalmente insignificante, cosa potevano dunque fare tanto misere fiammelle al corpo di una siffatta bestia? Le apparenze sono da sempre astute ingannatrici. Giunte il più vicino possibile ai loro obbiettivi, esse mutarono in improvvise esplosioni. Fuoco, aria, cercarono di colpire al meglio possibile le membra dell'animale. Ardente, la fiamma s'espanse per oltre dieci metri di raggio, l'aria si mosse d'improvviso, generando dapprima un onda d'urto di estrema violenza, poi una seconda, in opposta direzione, atta a riempire il vuoto d'etere che si era andato a creare. Terribile, per un normale umano. Se il livello della creatura non fosse stato di eccessivo livello, forse avrebbe anche potuto fermarla, in tal modo. Anche se principalmente cercava di capire quale fosse il punto più sensibile del drago, se petto o cranio, in modo da concentrarvisi i suoi attacchi.
L'incubo è ricominciato, Orphen, stavolta sarai all'altezza?
CITAZIONE
HP: 100/100 PP: 89/100
CITAZIONE
† Io Vi Chiamo, Sorelle Dell'Esplosione: Dal corpo dello stregone, dopo ch'egli tende i palmi nelle direzioni prescelte, uno solo se la traiettoria è la medesima, dipartono due invisibili scintille, le queli percorrono rapidamente cileo e terra, e generando così praticamente dal nulla una coppia di esplosioni. Il danno viene effettuato per il fuoco generato dall'esplosione e per il violento spostamento d'aria causato dal precedente fenomeno. [Fuoco/Aria ~ Alto ~ 1 turno]
†
E M O T I O N S ~ I N ~ G R E Y S C A L E On your own, I know you can make it Truth or bone, I know you can shake it Survivealone, I know you can take it L I V E F O R E V E R - live for love -