L' Armata del Drago ~ Rpg by Forum

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{QUEST} l'avvento dei draghi, Von Seamond
Alisia, the Butterflies'Bard
view post Posted on 8/1/2007, 21:50Quote

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Vola la farfalla : le sue ali blu sono di una incredibile bellezza; non hai mai visto un blu più inteso e allo stesso tempo chiaro, ti lascia semplicemente attonito inanzi a tanta meraviglia. La natura non stanca mai di stupirti... e mai lo farà; e ora lei, la farfalla, sembra invitarti a seguire i sui divini movimenti con lo sguardo. Magnifica. E quando la vista non basta per seguirla, ti alzi dal tuo giaciglio e le vai dietro: timido a piccoli passi ti avvicini, sempre più vicino per mirarne la bellezza: lei spicca di nuovo il volo e si posa su di un altro fiore. Tu la insegui e lei scappa. Ancora, ancora, ancora... finalmente si deve essere stancata: le ali si fermano di colpo e poi si abbassano: in punta di piedi ti avvicini, drogato dalla sua bellezza. Ma non posa su di un fiore: lo sguardo rompe il legame con quel blu così vivo e torna indietro. E' posata su di un pezzo di legno, uno strumento musicale, nelle mani di qualcuno, una donna ti fissa. Poggiata all'ombra di un albero ti guarda con occhi rotondi.
<<Finalmente sei arrivato>> ti dice <<Siediti e ascolta la mia musica>>
La sua voce è carica di dolcezza, fluisce come miele nelle tue orecchie e senza accorgertene sei già a terra con gli occhi che contemplano le labbra dell'elfa, aspetti che parli di nuovo. Lei, non si fa attendere. Le dita sottili scorrono sulle corde, le accarezzano: nell'aria si espande un suono soffuso coronato dalla dolce voce del bardo:

ti narrerò di un'epoca passata, di luoghi scomparsi, di mondi sommersi;
ti porterò fra le schiere di eserciti, fra le stanze di sontuosi palazzi e le rozze vie di roccaforti;
ti farò impugnare spade di eroi e mazze di mostri.
Chiudi gli occhi, libera la mente.
Ti condurrò all'inizio di una nuova era...



Inizia così il racconto dei giorni che cambiarono il destino di milioni di uomini: i signori dei cieli stanno per tornare.
La musica è lieve e pacata: la farfalla inizia a volteggiare nell'aria sotto i raggi di un sole giunto al crepuscolo...


ATTO I



...immagina immense distese verdi sino a dove occhio si perde,
immagina l'uomo chino sui campi a raccogliere i frutti della natura;
immagina fiori e alberi, case e campi coltivati.
Immagina tutto questo devastato dal fuoco di chi cultura non conosce,
immagina uomini, donne e bambini trafitti da parte a parte.
Immagina immense distese verdi sino a dove occhio si perde,
immagina tutto questo coperto di sangue...



TANTO FUMO... E FIN TROPPO ARROSTO



<<Quella colonna di fumo all'orizzonte non mi dice nulla di buono...>>
dice un soldato sulla torre di guardia della roccaforte Von Seamond. Posa il cannocchiale su un merletto e pensoso guarda verso la sinistra nuvola di fumo.
Una tranquilla giornata autunnale scorre limpida sotto un sole che scalda a dovere, nonostante la stagione delle nevi sia alle porte. Qualche timido uccello spicca il volo fendendo l'azzurro del cielo e migrando verso zone calde mentre gli uomini sui campi li guardano e sognano anch'essi di volare, magari sfuggire da una vita piena di tristezza.
<<Guarda!!>> esclama un altro soldato rivolto al collega <<Laggiù ce ne sono altre due!>>
<<Cazzo... cazzo, CAZZO! Non va affatto bene! Io vado ad avvertire da basso!>>
e prese le prime scale a destra e si perse fra le mura della roccaforte. Il compagno, rimasto solo su quella parte di mura, poggia i gomiti sui merletti e guarda in direzione del fumo. Sospira.

Il capo della guardie sembra molto preoccupato dalla notizia appena appresa dalla guardia delle mura ovest. Lo congeda velocemente e si siede sulla sua poltrona. Una mano gli scorre sulla tempia e la massaggia mentre lo sguardo fissa la cartina distesa sulla scrivania. Il dito destro passa lungo i confini della casata e dei territori adiacenti: nomi in rosso, in nero, in verde e ampie terre vuote vengono scrutate dallo sguardo perplesso del capo delle guardie.
“Chi mai potrà essere questa volta? Vandali? Saccheggiatori? Abbiamo già respinto tutti e più volte e sempre con successo. Perché non imparano mai?”

Il un suono di passi frenetica rimbomba nella sala dei Jil, ancora pensieroso sulla cartina: di colpo la porta si spalanca – le dita del bardo pizzicano rapidamente le corde creando una musica che mette inquietudine: un soldato entra di corse e si getta sulla scrivania; ha il volto deformato per lo spavento e il terrore manovra le sue parole. Jil si alza di scatto e guarda il soldato che farfuglia qualche parola senza senso. Ma tra quella confusione di parole, una non passa inosservata e viene colta dall'orecchio sempre vigile del capo delle guardie. Orchetti.
<<Oh mio Dio....>>
si dispera Jil lasciandosi cadere sulla sua sedia.
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/11/2009, 19:45


Capitolo 1:
Ricordati di un periodo in cui eri sano.

Una farfalla, una semplice e bella farfalla svolazzava nel cielo, si posava di fiore in fiore portando il polline di qualche altro, continuava il ciclo e poi moriva, seppur durava un giorno, la sua vita era meravigliosa. Kessalis osservava quella splendida creatura mentre dall'altura delle sue terre si precipitava per una corsa mattutina. I genitori lo salutavano, il suo dio lo applaudiva e lo incoraggiva, ma nulla era vero. SI svegliò.
Erano passate poche settimane da quando aveva affrontato il suo ultimo scontro, erano passate poche settimane da quando era tornato da quel maledetto duello e aveva riportato una grave ferita. Ma non era una ferita che si potesse guarire semplicemente con la medicina, era qualcosa che non poteva essere guarita e basta. Una ferita che sanguinava nel cuore del Malabestia che aveva dovuto accettare che il suo corpo fosse martoriato dalla furia di un dio nanico. Una vera sfortuna per lui aver dovuto apprendere a sue spese, cosa sarebbe successo, se quella pietra fosse stata portata via dalla sua loggia. Nel tempio sotto la montagna. Erano occorse settimane per entrare e poche ore per uscire, prima che tutto cadesse, prima che tutto finisse. Ma ora era tornato e non aveva voglia per fare dissertazioni su quello che era accaduto. Per quel periodo aveva sempre un umore pessimo, aveva sempre uno sguardo triste e ferito, e non mostrava più il suo corpo perfetto, alla natura e al suo signore, che per una volta non aveva potuto fare niente. Stava nel letto a rigirarsi, teneva le lenzuola fino alle spalle e lasciava che la luce del sole gli accarezzasse il viso e i piedi. Seppur fosse mattina inoltrata, Kessalis era ancora a letto. Ma vi sarebbe rimasto per poco, osservava i suoi famigli che organizzavano la colazione, muovendosi veloci e senza fare eccessivo rumore. L'armatura di Kessalis riposava su un trespolo, vicino ad un generatore a cui forniva la corrente e che lentamente faceva girare un antico sistema per l'acqua. Kessalis non aveva ancora capito come potesse questo aiutarlo a dormire, ma sapeva che lo faceva. Riposava ad occhi aperti, mentre sotto le coperte le mani e le braccia si muovevano per trovare una posizione migliore. Sapeva che non era molto stanco, ma preferiva rimanere a letto fino a pranzo. Ma non era possibile, non quel giorno. Le pareti della torre erano calde, per il sole e per il fuoco acceso nella fucina sottostante. Le finestre erano chiuse, perchp il calore non se ne andasse, e tutti erano indaffarati in qualcosa. Si doveva solo abituare. Si doveva abituare a quella nuova situazione. Doveva solo capire che quello che gli era successo era solo colpa sua e di nessun altro. Era stata la sua sfacciata curiosità e il suo amore per le avventure a spingerlo verso quel monte, a spingerlo, verso il tempio. Era stato un fottuto errore credere di cavarsela. Una delle mani prese il medaglione che portava al petto, non riluceva più. Stava lì fermo e non faceva nulla. Non girava come quella volta. Non faceva più nulla che lo potesse mettere nei guai. Alla fine si ruppe le scatole e si alzò dal letto. Si lavò con calma con acqua gelida, mentre si alzava almeno i pantaloni. Per alcune cose erano comodissime, per altre erano una vera rottura. Notò che era cresciuto di alcuni centimetri, e non riusciva a vedersi nello specchio, seppure questo fosse alto quanto lui. Ma le vedeva lo stesso, muoversi sotto di se come serpenti che si adoperavano a fare normali rituali di accoppiamento. Eppure era lui che le muoveva era lui che......

°Mio signore, la colazione è pronta. Venga la prego.°


Una voce lo distolse dai suoi pensieri e da quello che stava facendo. Le cicatrici non erano più tanto evidenti e non permettevano a nessuno di capire cosa fosse realmente successo quelle settimane, quando era tornato sopra un carro con lo scudo sopra di se, con il mantello per coprirlo. I suoi famigli lo avevano protetto. Ma ora era giusto che si facesse vedere. Fecero colazione tutti insieme, pregarono e poi uscirono armati e pronti a fare di quella giornata, un evento da non dimenticare. Ma erano stati preceduti. Un fumo nero si alzava da più parti al di fuori delle mura, i campi di grano e alcuni boschetti bruciavano come se i fulmini avessero colpito in tutto il territorio da loro controllato. Kessalis coperto dal suo lungo mantello e con i suoi famigli appresso, si precipitò verso le porte adamantine. Presero strade che solo loro conoscevano e arrivati lì finalmente riuscirono a veder quello che stava succedendo. Orchetti.
Kessalis si mosse rapido verso la zona di guardia e fece suonare le trombe per avvisare tutto il casato che era scoppiato un casino irreparabile. Dovevano essere tutti pronti. Il mantello ancora chiuso, il corpo pronto a scattare, un arma in ogni mano, le armature pronte a essere usate per la prima volta.

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seconda scheda di Kessalis
Scheda Kessalis in Armata
Scheda Kessalian in armata
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http://kessaliskinmilaa.spaces.live.com/
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CITAZIONE
RAHAMMAN:
-vindicta at victoria guardiano dei cancelli e buona giornata-
Voce dentro RAHAMMAN
"da quando in qua sei così educato?"
seconda voce di RAHAMMAN
"da quando quello che ho davanti è alto tre volte me e largo due"

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E tu che personaggio di bleach sei? Vieni a scoprirlo![/center]
CITAZIONE
Alicamantus nella sua espressione più felice:
Tu vuoi che io ti faccia cadere il firmamento in testa, veeeeeeeeero?!?


6/9 20:14 Gutek: Io. Non. Sono. Un. Folletto.

x 6/9 20:01 Kessalis_Kin-Milaa: Dai Gutek, appena tornato e subito vedo il mio folletto preferito che minaccia di morte la gente, non si fa cosi

30/10 20:02 Lindir: aspetta kess... vuoi dirmi che sei un puffo di sei metri che gira in moto?

sergei: ironico però, te n'eri andato per quello che avevano fatto alla casata quando tu hai cercato di spazzare via gli ultimi araldi del tempo.
ironico XD
Escape: Lui ha cercato di "spazzare via" dei Von Seamond?
yu yu: Beh, ha scatenato un'esplosione nucleare sopra le loro teste (ad un'altezza di circa... 50metri, al massimo). Non voleva certo rimboccargli le coperte, no?
sergey:è una storia lunga :omg: ha fatto esplodere un'atomica sulla testa degli avversari e su quella degli alleati.

 
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view post Posted on 9/1/2007, 14:17Quote
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Wings Of A Butterfly

Il giovane stava seduto sul tetto della torre più alta.
Il suo sguardo vagava sereno soffermandosi sulla foresta, i colori autunnali l'avvolgevano dipingendola e sfumandola dal giallo al rosso, lo sguardo del giovane mago vagava perso nei suoi pensieri pensando a quale pennello poteva mutare i colori dell'intero mondo nel giro di pochi mesi.
Poi la sua attenzione vene catturata di nuovo da qualcosa che stonava con l'armonia, a pochi metri da lui una farfalla color del cielo, leggiadra volteggiava sospinta dall'esile vento.
Uno spettacolo si sublime bellezza, Sieg si perse nelle sue movenze, intanto la farfalla si avvicinava, lentamente girando su se stessa per poi tornare indietro in una lenta danza.
Sieg alzò la mano al cielo e la farfalla con un lento movimento vi si posò, per nulla intimorita dal mago anch'essa come lui era in collegamento con gli elementi ed come lui li capiva come ogni animale.
Sieg avvicinò la mano al suo volto, portando il naso a pochi centimetri da quei frammenti di cielo, il suo sguardo perso quasi ipnotizzato dal battito della farfalla.

Un lampo di luce lo scosse, il tempo attorno a lui si fermava, una scossa elettrica lo attraversò i suoi occhi si fissarono sulle ali della farfalla, non riusciva più a muovere nemmeno un muscolo ne riusciva a muovere lo sguardo, era catturato dalla farfalla.
Improvvisamente delle immagini cominciarono ad affollarsi nella sua mente, vedeva immagini di distruzione, villaggi che bruciavano, uomini che scappavano, bambini che piangevano sui cadaveri immobili dei suoi genitori.
Sieg voleva distogliere lo sguardo, ma non poteva le immagini si affollavano nella sua mente tormentandolo, poi cambiarono, ora nella sua mente sfilavano le immagini dei luoghi che aveva già visto e visitato, tutti distrutti, poi le persone che conosceva, vide i loro cadaveri sanguinanti e le loro tombe.
La visione durò solo pochi istanti e scomparve con la stessa intensità con cui era comparsa, il tempo tornò a scorrere e la farfalla si alzò in volo allontanandosi.
Gli ci volle un attimo per capire cosa stesse succedendo, una premonizione delle peggiori che gli erano mai capitate, stava per succedere qualcosa di molto brutto.
In quell'istante udì le trombe squillare, i Von Seamond erano sotto attacco, rapido si mosse saltò dal tetto della torre ed evocò i poteri del vento per farsi trasportare velocemente ai cancelli.
Doveva essere rapido se quello che aveva visto era vero non poteva perdere tempo, qualcuno aveva voluto inviargli quella visione, forse al natura stessa che lo riconosceva come suo alleato, oppure qualcun'altro, non gli importava chi, ora era solo concentrato su come scongiurare quel pericolo.

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[+] Sieg Hart Maestro degli Elementi Casata Von Seamod [+]
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~ Gabriel Stolen ~
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Katsu!

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Preghiera esaudita


Stava per l’ennesima volta impugnando il maglio per colpire contro l’incudine.
Apprendista fabbro: adesso era questo.
No, non solo questo. Era anche un “Cane d’Inferno”, la peggiore razza di Dothraki che il mondo avesse mai accolto fra le sue braccia.
Il pestare ritmico dell’acciaio contro il ferro era un suono familiare per lui, così tanto conosciuto ormai da suonargli come una soave melodia.
Ma, ancora, non s’era abituato al caldo torrido della forgia, quelle fiamme sempre vive, sempre piene di vita che non sarebbero mai morte.

Quel giorno, aveva lasciato la porta dell’edificio aperta, in modo che almeno qualche spiraglio di brezza giungesse a rinfrescare il suo posto di lavoro.
Ma, ahimé, Khalesis non era stato molto fortunato.
Il petto nudo s’alzava e s’abbassava ritmicamente, mostrando la perfezione del manto da tigre albina, bianco striato di nero.
Soltanto della stoffa a coprire le sue nudità e nientr’altro portava, anche se cominciava a prendere in considerazione l’idea di vestirsi più pesantemente: faceva più freddo qui, rispetto alla sua amata e dannatissima foresta.

Stava raddrizzando la lama di una nuova spada col proprio maglio, quando una farfalla entrò nell’armeria. Perché mai una bestia nata per la sua guerra sacra avesse dovuto interrompere il lavoro solo per uno stupido insetto, questo Khalesis non lo capì mai. Fatto sta che, una volta lasciato il maglio e fatta cadere a terra la lama rovente appena forgiata, l’unica preoccupazione del cathumain fu quella di seguire quelle ali blu.

Invero, il primo pensiero era stato quello di stritolare fra i suoi possenti artigli quella piccola creatura, sino a far colare sul manto bianco i suoi umori. Ma non ne fu in grado. Né la farfalla fu in grado di obnubilare completamente la sua mente: la forza di volontà di un Paladino è invidiata da tutti i combattenti.
Comunque fosse, Khalesis decise di seguire il messaggero in blu, per scoprire che cosa celasse questo piccolo incanto. Prese la sua morning star, Rabbia della Notte, e seguì la scia d’indaco che svolazzava.



Una fanciulla molto bella, questo era ovvio. Peccato che per un Dothraki la bellezza umana non avesse valore alcuno.
Non aveva mi amato la musica, così, non appena vide la Barda, la Bestia estrasse la sua mazza pesante puntandogliela dinanzi, con decisione.
Il bellissimo manto da tigre si tese nello sforzo di tenere sollevata l’arma, pesante armamento d’adamantio e mithril.
Ma l’incanto in questione era troppo potente per essere distrutto con la semplice arte della guerra, e così, la malabestia fu costretta a digrignare le fauci in una muta furia.
Chiuse gli occhi, accasciandosi sull’erba fresca.



Un suono.
Corni.
“Siamo sotto attacco.”
Con questo pensiero Khalesis si risvegliò dal suo torpore, alzandosi velocemente con tutta la grazia che il suo retaggio felino poté concedergli.
Dimenticò la Barda, dimenticò la farfalla mentre correva verso l’armeria.


«Che succede, guardie?!»


Chiese a due ragazzini con l’uniforme della guardia cittadina.

«Non lo so, Paladino… Ci hanno informato d’aver avvistato dei fuochi molte miglia più in là. Forse manderanno qualcuno a controllare, così noi…»

«Andate dal comandante Jil e riferite lui che Khalesis Dothraki vuole partecipare alla spedizione come Esploratore del Tempo. Adesso!»


Non si voltò neppure a guardare la reazione dei giovani armigeri.
Entrò nell’armeria, indossò le sue protezioni, strinse attorno gli avambracci le sue fasciature scure e spense il fuoco della forgia.
“E ora, andiamo a vedere cosa combinano i nostri strateghi… Divina Vidocq, io ti ringrazio.”


Edited by O-Metsuke - 11/1/2007, 00:13

È bene che il Samurai,
anche quando è sul punto di essere decapitato,
conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione
senza incertezze.
Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore
e mostrare grande determinazione,
benché privato della testa,
egli non morirà.
(Hagakure)


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Satsuma Han no Shimazu
 
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Gambaleone IV
view post Posted on 9/1/2007, 21:24Quote

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Elemnost osservava con sguardo vuoto la farfalla. La seguiva, come se il contatto visivo con essa fosse un nettare vitale. Seam, la sua lupa, cercava di tirarlo via, ma lui continuava. Ad un tratto, la lupa lo chiamò telepaticamente £ragazzo!£ ELemnost si scosse, e guardò la lupa. £dannazzione, che ti succedeva?£ nessuna risposta, lo sgurado del ragazzo giaceva davanti a lui. Camminando era arrivato alle porte del casato, alle porte adamantine. E lo spettacolo non era certo dei migliori. Decine, anzi centinaia di orchetti marciavano compatti verso la casata. Un corno risuonò in lontananza. Poi la farfalla blu riapparve, e lui, drogato dalla sua bellezza, la seguì ancora. Arrivò davanti a una bella barda, che cantò. Il ragazzo non capiva come poteva cantare in quel momento, ma non si scompose. Ascoltò la canzone con interesse, dato che non ne aveva mai sentita una. si sedette davanti alla donna. La fissò negli occhi con i suoi, verdissimi. Poi digrignò i denti, come una bestia infastidita. Si rialzò in piedi, e ruggì. Esatto, fu proprio un ruggito, animalesco, da far paura. I suoi occhi si iniettarono di sangue.
"altri mostri... altri nemici... la morte presto avrà molti servi al suo fianco... ma una cosa è certa: non avrà me!"
urlò l'ultima parola con enfasi. Poi ruggì ancora e corse verso le porte, Seam alle calcagna. Quando raggiunse la meta, aveva il fiatone.
$Seam. Stanne fuori$
£Non ci penso neanche!£
$Seam, è un ordine!$
la lupa uggiolò, spaventata, e corse a ripararsi dietro a una botte. Il nuovo abito nero borchiato di Elemnost fluttuò per un momento nell'aria, colpito dal vento. Il ragazzo sfoderò la katana, impugnandola con la destra.
"Soryu" cominciò a sussurrare "guida la mia lama"
si rivolgeva alla ragazza che amava in una sorta di preghiera. Si sentì strano per un momento. Un orecchio gli fischiò per qualche istante, mentre l'orda si avvicinava sempre più.
"In onore del casato. In onore dei miei compagni. In nore di chi amo. In onore di chi mi ama. Che il fato aguzzi la mia mente, che la morte ghermisca per la mia spada: MORITE!"
gridò, e si lanciò contro gli orchetti da solo. Poi si bloccò dopo pochi passi. -no- pensò -è un suicidio. ma vediamo cosa pensano di questo- e ruggì con forza. Sembrò che un tuono pervadesse il cielo terso, rimbombando, facendo quasi tremare il metallo.
 
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Alisia, the Butterflies'Bard
view post Posted on 10/1/2007, 14:56Quote

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La tensione inizia a prendere forma nell' aria : la farfalla sbatte le ali veloci e i le dita del bardo pizzicano le code ancor più forte, creando suoni gravi; anche la voce stessa, prima pacata e sensuale diventa più cupa, quasi un sussurro.


ATTO II



... il sangue versato inorridiva il sole stesso;
l'astro si coprì con nubi e l'ombra cadde su Celentir.
La paura serpeggiava fra i cadaveri e raggiunse la roccaforte:
la gente si rifugiava nelle case, scappava dai locali ma il nemico era ancora lontano;
il messaggio della paura era chiaro: morte.
Fu allora che impavidi cavalieri, si prepararono ad affrontare il nemico,
scrutandolo dall'alto delle mura.
Coraggio o pazzia?



CORSA PER LA SPERANZA




Jil stenta ancora a credere alle sue orecchie: “Orchetti? Avrei preferito orde di non morti piuttosto che loro! Quegli esseri verdi non uccidono e basta: rubano, stuprano, torturano: tutto per sadico piacere. Maledetti loro! Portatori di peste! Ma non avranno la nostra roccaforte! Devo correre da Lucano, subito!”
Scatta in piedi con lo sguardo pieno di forze, ripresosi dallo shock iniziale si rivolge al soldato ancora in preda al panico:
<<Soldato, per oggi può bastare>> gli mette un mano sulla spalla <<hai servito bene la casata, ora vai a casa>>
Il soldato alza gli occhi piangenti e incontra il sorriso di Jil: annuisce soltanto e con passo svelto si dirige verso l'uscita della stanza.
Dai suoi due metri Jil guarda le strade della casata in preda al panico mentre si dirige all'ufficio di Lucano, posto a tre torri dalla sua postazione. Dalle mura si vedono i cittadini che corrono a tutta velocità verso le proprie case: non hanno mai visto orchetti in vita loro, ne hanno solo sentito parlare da qualche mercante di passaggio e mai erano racconti piacevoli. A malapena sanno che forma abbiano: si sa che i mercanti quando raccontano ci mettono un po' del loro; magari una volta sono alti, muscolosi e senza pietà mentre la volta dopo bassi, brutti e sputano acido dalla bocca. L'unica cosa che sanno i poveri cittadini è che sono essere terribili, che uccidono come se si trattasse di mangiare o di dormire: fa parte del loro ciclo vitale.
“Come biasimarli?” pensa Jil mentre scende le scale che conducono da Lucano “Si apprestano a conoscere l'ignoto...”
Il sole intanto è scomparso dietro a sinistre nubi neri, portatrici di acqua in abbondanza: di loro se ne è accorto Lucano che le fissa dalla finestra del suo studio, proprio quando Jil bussa alla porta.
<<Avanti!>>
<<Signor Lucano>> esordisce Jil e entra nello studio, chiudendosi la porta alle spalle.
Lucano è lo stratega della casata, dalla sua età non lo si direbbe: ha solamente 27 anni, ma il suo genio militare è veramente qualcosa di indescrivibile... la sua mente calcola minuziosamente ogni possibilità, ogni variabile durante uno scontro e per questo le sue soluzioni sono sempre le migliori. I capelli neri gli scendono sulle spalle coperte da un mantello rosso di seta. Gli occhi azzurri fissano le nubi che si sono addensate all'orizzonte.
<<Un po' di pioggia laverà via il sangue versato>>
<<Dunque ne è già al corrente?>> dice per niente sorpreso il campo delle guardie.
<<Si: orchetti. Il peggior dei nemici: non hanno disciplina, i loro movimenti sono del tutto imprevedibili, si muovono in base al loro istinto, senza ragione, senza un quid.>> distoglie lo sguardo dalle nuvole e guarda il suo interlocutore dritto negli occhi.
<<Jil: vai dal custode delle porte Adamantine. Digli di radunare i combattenti più valorosi e di venire nel mio studio. Sii rapido, ogni secondo il nemico guadagna terreno. Ma per ora siamo al sicuro: gli orchi sono ancora sulla linea dell'orizzonte.>>
Jil immediatamente ubbidisce e corre verso le porte Adamantina. Lucano torna a fissare l'orizzonte con le sue nuvole.
<<Perché qui? Perché voi? Perché?>>

Jil a grandi falcate percorre le mura facendosi largo fra i soldati che preoccupati scrutano l'orizzonte con il binocolo.
“Cosa avrà mai in mente Lucano? Vuole forse tendere a quelle bestiacce un'imboscata? Sarebbe quello che si meritano quei figli di puttana di orchi. Ma saranno a migliaia...”
Finalmente dopo una corse estenuante Jil giunge alle Adamantine: il fiato gli manca e i suoi cinquant'anni iniziano a farsi sentire.
<< Cap... o dell.... e por.... te>> si rivolge a fatica all'immensa figura intenda a preparare suoi uomini a un possibile scontro. << vedo che ha g...ià disposto gli uo.... mini. Bene>> tira un lungo sospiro << Lucano, lo stratega, le chiede di raggiungerlo nel suo studio, alla XIX torre di guardia. Ma prima deve reclutare i migliori combattenti della casata e portarli con sé. Questo e tutto>>
E se ne va com'era venuto. Correndo.
 
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Gambaleone IV
view post Posted on 10/1/2007, 21:18Quote

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Il sangue ribolliva nelle vene del giovane Guardiano delle Porte. I piedi reclamavano di correre, mentre il buonsenso di attendere. Intanto l'orda di orchetti si fece più vicina. Ormai solo poco più di trecento metri li separava da lui. O almeno, il ragazzo li vedeva così vicini, mentre erano ancora all'orizzonte. Elemnost cominciò ad ansimare. Portò una mano tremante alla tasca ed estrasse il suo portaritratti di pelle nera. Lo aprì e guardò il ritratto della ragazza che amava; poi lo baciò, sfiorandolo con le labrra screpolate. Richiuse il portaritratti, e lo legò con uno spago al fodero della katana. I bracciali gli appesantivano le braccia, era vero, ma erano così comodi da sembrare una seconda pelle. Così per gli schinieri. Copriva i bracciali con le ampie maniche di una camicia nera, mentre gli schinieri con dei pantaloni verde bosco. Sopra a tutto, il pettorale di cuoio borchiato nero. Poi, legata al fianco da sostegno ai foderi di katana e wakizashi, una fusciacca rossa. Il sole inondava di caldi raggi il giovane quanto attraente viso del ragazzo, ma egli sentiva freddo. L'attesa era snervante...

ot// tra un po' devo andare, sorry^^ però se fate in fretta posso rimanere ancora un po' è ruolare//ot

Edited by Gambaleone IV - 10/1/2007, 22:30
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/11/2009, 14:09



Guard Tower XIX


Sieg Hart atterrò dolcemente sulle mura a fianco della porta, il suo sguardo vagava per la terra osservando i fuochi che iniziavano ad accendersi nella foresta, questo non era bene, in una simile stagione autunnale il fuoco sarebbe divampato rapidamente e avrebbe potuto arrivare persino alle porte della cittadella.
Sieg doveva muoversi, non c'era tempo da perdere, i suoi poteri gli conferivano un moderato controllo del tempo atmosferico, un bel acquazzone invernale avrebbe sistemato molti problemi.

Ma ancora prima di cominciare a concentrarsi sul suo incantesimo Sieg venne interrotto da una voce, un ragazzino con le insegne del messaggero correva verso di lui urlando il suo nome con tutto il fiato che aveva in corpo.
Sieg arrestò il suo incantesimo e scese dalle mura con un salto, il vento formò un cuscino che lo fece atterrare con delicatezza.
Il soldato gli si fece incontro per un secondo rimase piegato su se stesso cercando di riprendere fiato, poi improvvisamente si tirò su e tutto in una volta pronuncio il suo messaggio per il mago.

"Vindicta et Victoria Esploratore del Tempo Sieg Hart, siete richiesto urgentemente alla torre di guardia XIX, lo stratega Lucano ha dato il preciso ordine di radunare tutti i più valorosi guerrieri del casato."

Sieg ascoltò il messaggio rimuginando sul suo significato, non capiva il motivo che spingeva lo stratega a radunare la forza principale in un unico punto, ma ovviamente si fidava di quell'uomo, e avrebbe obbedito all'ordine.

"Ottimo lavoro messaggero, sarò alla torre in un batter d'occhio, tu intanto continua la tua missione, ci sono altri guerrieri che aspettino la tua chiamata, li trovi tutti qui intorno. Vindicta et Victoria soldato buona fortuna."

Senza aspettare la reazione della guardia Sieg scattò verso la torre di guardia, correva per le piccole vie della città a velocità impressionante, stava usando al massimo il privilegio della sua casata, un piccolo regalo del principe Cry,

Arrivò alla Torre in poco tempo, la porta era spalancata e i messaggeri entravano ed uscivano continuamente portando i rapporti sull'avanzata delle forze goblin.
Sieg entrò rapido, si portò di fronte allo stratega presentandosi.

"Vindicta et Victoria Stratega. Esploratore del Tempo Sieg Hart a rapporto signore."

Sieg era in attesa di sapere cosa avrebbe dovuto fare per salvare la casata, il suo animo bruciava come la fiamma, il suo cuore batteva al ritmo della tempesta, il suo sangue si dibatteva nelle vene come la più impetuosa delle correnti, il suo respiro diveniva veloce come l'uragano mentre i sui pungi si saldavano diventando duri come la roccia.
Il corpo del maestro degli elementi stava rispondendo e l'eccitazione della battaglia iniziava a dargli alla testa, i goblin avrebbero conosciuto l'ira della natura.


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[+] Sieg Hart Maestro degli Elementi Casata Von Seamod [+]
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~ Gabriel Stolen ~
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Gambaleone IV
view post Posted on 11/1/2007, 21:47Quote

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Elemnost era ancora lì. Venne scosso da una guardia, che gli disse di recarsi subito dal capitano dei portoni. Elemnost si fece far strada, ed entrò. Nella stanza, oltre al capitano, c'era anche un suo confratello. Gli si affiancò, e disse "ai vostri ordini, capitano. Le mie lame sono affilate e la mia mente è pronta"
 
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view post Posted on 11/1/2007, 22:55Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/11/2009, 19:45


Kessalis si girò verso coloro che giungevano in quel momento per partecipare alla battaglia, vedeva visi conosciuti, di amici, fratelli e colleghi, e visi anche sconosciuti come quello di un comandante che non conosceva. Le armi di Kessalis erano tenute dalle mani del guerriero che si stava preparando al combattimento. Non sapeva cosa avrebbe dovuto fare, ma era meglio prepararsi al massacro. Avrebbe usato le tempeste a suo favore, difatt il il cielo si fece terso di nubi, mentre un canto gli usciva dalle labbra. Poi avrebbe scatenato il più grande massacro che lui potesse congeniare, le sei avrebbero aiutato a fare ciò che era necessario. Vide l'orda avvicinarsi dall'orizzonte. Kessalis rimase sulle mura pronto a combattere.

Edited by Kessalis_Kin-Milaa - 12/1/2007, 17:22

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seconda scheda di Kessalis
Scheda Kessalis in Armata
Scheda Kessalian in armata
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CITAZIONE
RAHAMMAN:
-vindicta at victoria guardiano dei cancelli e buona giornata-
Voce dentro RAHAMMAN
"da quando in qua sei così educato?"
seconda voce di RAHAMMAN
"da quando quello che ho davanti è alto tre volte me e largo due"

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E tu che personaggio di bleach sei? Vieni a scoprirlo![/center]
CITAZIONE
Alicamantus nella sua espressione più felice:
Tu vuoi che io ti faccia cadere il firmamento in testa, veeeeeeeeero?!?


6/9 20:14 Gutek: Io. Non. Sono. Un. Folletto.

x 6/9 20:01 Kessalis_Kin-Milaa: Dai Gutek, appena tornato e subito vedo il mio folletto preferito che minaccia di morte la gente, non si fa cosi

30/10 20:02 Lindir: aspetta kess... vuoi dirmi che sei un puffo di sei metri che gira in moto?

sergei: ironico però, te n'eri andato per quello che avevano fatto alla casata quando tu hai cercato di spazzare via gli ultimi araldi del tempo.
ironico XD
Escape: Lui ha cercato di "spazzare via" dei Von Seamond?
yu yu: Beh, ha scatenato un'esplosione nucleare sopra le loro teste (ad un'altezza di circa... 50metri, al massimo). Non voleva certo rimboccargli le coperte, no?
sergey:è una storia lunga :omg: ha fatto esplodere un'atomica sulla testa degli avversari e su quella degli alleati.

 
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Katsu!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/11/2009, 12:08


Mentre l’esile rivolo di fumo s’alzava dalle fiamme della forgia morenti, Khalesis uscì fuori dall’Armeria varcando con passo pesante l’uscio dell’edificio.
Era imponente nella sua armatura nera che contrastava così tenacemente col bianco del suo manto.

“Orchetti, quindi: non hanno disciplina né raziocinio. Saranno pure in molti sì, ma anche uno stratega mediocre sarebbe in grado di fermarli.”
Questi erano i pensieri del Paladino, mentre avanzava più lentamente verso le porte della Città.
Girò un angolo, ritrovandosi nella via principale della Capitale. A differenza della popolazione di Celentir, il Cathumain si muoveva tranquillamente, mantenendo una calma del tutto invidiabile. Perché, in fondo, per chi è nato nella guerra non esista la paura. Almeno, non di stupidi, schifosi figli d’orco.
Un ragazzino, nella sua corsa sfrenata, andò ad imbattersi in una delle gambe della Tigre. Questa abbassò il muso, snudando le zanne in quello che - nelle intenzioni - avrebbe dovuto essere un sorriso.

«La paura fa bene, moccioso: chi non ha paura del pericolo… muore.»


Inutile dire che l’effetto desiderato non tardò a manifestarsi. Il ragazzino scoppiò in lacrime, correndo verso quella che doveva essere sua madre.
Il Cathumain strinse i poderosi pugni, facendo gemere le fasciature che gli legavano gli avambracci. Il nero della sua armatura parve sciogliersi sotto il sole, come se si liquefacesse… ma si trattava soltanto dell’illusione ottica prodotta dall’adamantio nero, il raro metallo con era stata forgiata l’arme protettiva.

All’improvviso, dinanzi a sé, vide sfrecciare qualcuno. Un ragazzetto dai capelli blu, gracilino.
Stava correndo verso le porte della città, e questo colpì il Cathumain: che ci fosse una riunione di guerrieri? “Perché non sono stato avvisato?”
Ma non fece neppure in tempo a formulare il pensiero che una guardia cittadina gli arrivò vicino, preannunciata dal tintinnare della spada lunga contro la corazza leggera.

«Dothraki, ti cercano alla Torre di Guardia XIX.»


Rude ma preciso. Khalesis chinò il capo e, senz’aggiungere altro, partì di corsa verso il luogo indicatogli.



Anche lui venne preannunciato dal gemere del metallo, ma nessuno sembrò preoccuparsene.
Vide il ragazzo dai capelli blu, e vide anche gli altri suoi Confratelli.


«Signori, vedo che il rumore della guerra ci ha chiamati tutti.»


Salutò la Tigre albina, per rivolgersi allo sconosciuto dai capelli color del mare.

«E tu, ragazzo? Un contadino curioso?»

È bene che il Samurai,
anche quando è sul punto di essere decapitato,
conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione
senza incertezze.
Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore
e mostrare grande determinazione,
benché privato della testa,
egli non morirà.
(Hagakure)


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Satsuma Han no Shimazu
 
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Mørrigan
view post Posted on 12/1/2007, 16:37Quote

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Una leggiadra annunciatrice di sventure...

Fredda e pungente era la brezza che quella mattina sfidava i tiepidi raggi del sole, una mattina d'autunno come tutte le altre, tranquilla, forse fin troppo, che mostrava ai comuni mortali i più suggestivi colori dell'alba in una armoniosa danza ricca di sfumature.
Il paesaggio e la cittadina stessa sembrava svegliarsi grazie a quell'abituale spettacolo mattutino. Le verdeggianti colline parevano accendersi acquisendo un verde quasi innaturale, accecante alla vista. Sebbene per poco, le tenebre dovevano sottostare ad un potere superiore, un potere che probabilmente era l'unico in grado di placare la sua furia.

Nell'ombra di una imponente quercia che centenaria si ergeva poco distante dalla roccaforte, Morrigan se ne stava seduta su un ramo rimirando tra le fronde la nascita di quel nuovo giorno, aggiungendolo a tutti quelli oramai passati. Tanti ne erano trascorsi, talmente tanti che ne aveva perso quasi il conto, eppure, la meraviglia dell'alba era in grado ogni volta di far sussultare il suo animo. La maggior parte della sua lunga esistenza si era svolta al calare del tramonto, nell'epoca in cui i demoni erano cacciati come trofei ed ora, che tranquilla e spavalda poteva rimirare l'alba senza nessun timore, covava dentro di se una sensazione di pace e sicurezza.
In questo quadro dipinto di ricordi, rancori e nostalgie, Morrigan per un brevissimo attimo ebbe la sensazione di rimirare in quel cielo infinito, una farfalla, piccola e leggiadra che tuttavia si distingueva con insolita precisione in quella vastità.

Un lungo sbadiglio, accompagnato da un sonoro ruggito, spezzò quella magica atmosfera distogliendo lo guardo della demonessa da quel magnifico insetto e, non appena tentò di tornarne in contatto, sembrava scomparso così misteriosamente come era apparso.

Morrigan lanciò una occhiata a Guen che, accucciata al suo fianco, si leccava il muso e le zampe continuando a sbadigliare più e più volte tentando di svegliarsi. La nera fiera certo non era dello stesso parere della demonessa, a lei quel paesaggio non trasmetteva nulla, solo una infinita noia, ma cercò di tenere per se queste sue considerazioni, anche se i suoi atteggiamenti ne smascheravano i pensieri.
La demonessa le rivolse un sorriso gentile accompagnato da una vigorosa carezza sul muso, ma questa allegra e spensierata mattina, era destinata a non essere come le altre.

Qualcosa sembrava essere accaduto e, contemporaneamente, lo sguardo di Morrigan e gli acuti occhi cerulei della pantera, si volsero nella stessa direzione rimirando un'alta colonna di fumo in lontananza, susseguita dal volar confuso degli uccelli che parevano scappare dai loro nidi verso il cielo, chiedendo ad esso protezione. Fu un susseguirsi di avvenimenti degeneranti: i contadini scappavano dai campi lasciando le colture incustodite e chi passeggiava tranquillo per le vie sembrava smarrito, correndo direzioni confuse, come se all'improvviso le direzioni di quelle strade non avevano più importanza, l'unica cosa che prevaleva era allontanarsi e fuggire.

Guen si rizzò imponente sulle robuste zampe cercando di comprendere meglio ciò che stava accadendo. Entrambe scrutarono per qualche istante quel subbuglio spostando rapidamente e con preoccupazione lo sguardo da una parte all'altra della cittadina. Un poderosa brezza investì la demonessa giocando con i suoi lunghi capelli smeraldini infondendo nell'aria un pungente odore di resina, mentre due scure ali, come solleticate da quel soffio, apparvero dalla sua schiena. Sospinta da quel tacito invito, la demonessa spiegò le grandi ali planando a gran velocità verso quegli umani tanto spaventati con la speranza di conprenderne il motivo.
Guen la seguì senza alcuna esitazione balzando da un ramo all'altro con una grazia sovrannaturale, fino a toccar terra nello stesso momento in cui Morrigan posò i suoi alti tacchi al suolo.

La pazzia sembrava aver assalito gli abitanti, tanto che nella loro folle corsa verso le loro abitazioni, sembravano persino non vederla. Inutile risultò il tentativo di leggere nelle loro menti, nulla vi era di chiaro, era come se l'istinto stesse prevalendo sulla ragione. Pochi attimi passarono, fino allo scorgere di una guardia che, frettolosa correva verso di loro andando contro corrente rispetto alla massa, venendo inevitabilmente travolta da innumerevoli spintoni.
Si fermò dinanzi a loro prendendo fiato, anche lui sembrava scosso ma qualcosa di più importante riusciva a mantenerlo lucido.


"Lu....cano ordina di...raggiungerlo nella XIX torre di guardia.....è urgente....temiamo un assedio da parte dei goblin e...HEI!!!"

Guen ruggì con rabbia, un ruggito che parve per un solo istante zittire tutto quel trambusto. Morrigan non attese nemmeno la fine del messaggio e senza troppo perdersi in inutili discorsi, spiccò nuovamente il volo dirigendosi velocemente verso il luogo da lui indicato, mentre la fedele pantera la seguiva a grandi balzi. Non fu difficile comprendere quale fosse la stanza dato che, sebbene non vi era mai stata prima d'ora, la sua ubicazione era tradita da un via vai di persone più o meno frettolose e turbate.

Con passo lento varcò la porta della stanza con le braccia incrociate al petto, non troppo stupita di vedere altri guerrieri attendere al suo interno. Con circospezione e freddezza gli occhi di Guen e quelli di Morrigan scrutarono i presenti ansiosi di posarsi su qualcuno che potesse darle una concreta spiegazione di tanta agitazione.
 
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Alisia, the Butterflies'Bard
view post Posted on 12/1/2007, 20:01Quote

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ATTO III



... e fu così che si trovarono tutti e quattro;
nessuno sa se fu destino o casualità a farli incontrare,
ma l'unica cosa certa è che i loro nomi rimarranno sempre scolpiti nel tempo,
come la più bella alba nella memoria di una bambina.



IL PIANO



Lucano fissa sempre l'orizzonte: la sua mente si sta preparando a dare forma alla sua strategia; non sa quanti uomini accorreranno al suo studio pronti a dare la vita per salvare la roccaforte. Ma il numero non lo preoccupa: gli servono uomini capaci, freddi, forti, esperti. Uomini capaci di uccidere da soli mille e forse più orchi in una sola notte. Gli servono degli eroi.
Dopo circa dieci minuti dalla partenza di Jil, giunge la prima risposta:
<<Vindicta et Victoria Stratega. Esploratore del Tempo Sieg Hart a rapporto signore.>>
Lucano ha un sussulto: il ragazzo dai capelli blu lo desta dai suoi pensieri. Stacca il viso rasato dalla finestra e lentamente si avvicina alla sua scrivania e si siede sulla sua sedia in pelle; il mantello crea pieghe magnifiche con incredibili giochi di luce in contrapposizione con i capelli neri dello stratega.
Gli occhi neri di Lucano incrociano quelli del nuovo arrivato:
<<Vindicta et Victoria a te, Esploratore Sieg Hart. --- si passa una mano fra i capelli e li sistema dietro le spalle --- grazie per essere venuto. Attendiamo che giunga qualcun'altro>>
E con un gesto del viso indica la porta dello studio dal quale entra un ragazzino di 14 anni o poco più: questi subito si affianca al compagno di casata ed esordisce:
<<Ai vostri ordini, capitano. Le mie lame sono affilate e la mia mente è pronta>>
Lucano sorrise.
“Un ragazzo così giovane non dovrebbe partecipare a una guerra... ma le apparenze possono ingannare: dietro a quel viso simpatico si potrebbe nascondere una bestia feroce e sanguinaria. Questo mai potrò saperlo” pensa il generale mentre si rivolge al biondino:
<<Benvenuto: mi auguro che le tue lame siano affilate perchè ne avrai certamente bisogno>>

Lo studio di Lucano è arredato con uno stile tutto suo: le pareti esterne in pietra ne tradiscono l'aspetto. L'interno è interamente in legno di pino scuro tagliato a grandi listoni mentre il pavimento, in pietra, è ricoperto da tappeti che mascherano la nuda roccia. La scrivania si trova a cinque metri dalla porta e dietro a questa vi è una lunga sciabola appesa: sul fodero in ebano luccicano i caratteri in oro “Lucano”. A destra della scrivania vi è una grossa apertura che da sui campi adiacenti alle mura; affianco a questa una grande libreria stracolma di libri sulla guerra, tattica militare e storia. Tutti letti e catalogati dallo stratega. Sulla parete opposta, invece, vi è una mappa della roccaforte e sotto di questa un caminetto che brucia. La porta è anch'essa in legno dalla quale sta per entrare il terzo uomo.

Uomo è una parola errata: si tratta di una malabestia.
«Signori, vedo che il rumore della guerra ci ha chiamati tutti.» esordisce il nuovo arrivato e poi si rivolge a Hart:
«E tu, ragazzo? Un contadino curioso?»
<<Non pensi che sia più opportuno presentarsi invece di fare battute di spirito? --- lo ammonisce immediatamente Lucano prima che si accenda una discussione --- Pazienta ancora un attimo, dai il tempo alla signorina dietro di te di entrare e poi vi darò i dettagli della mia chiamata>>
Da dietro la malabestia sbuca un testa di una ragazza dai capelli verdi: ma non proferisce parola; posa gli occhi si Lucano che la ricambia con lo stesso sguardo e dice:
<<Bene, penso che quattro “uomini” mi possano bastare. Ragazza, potresti tenere la tua “cosa” a bada? --- disse alla nuova giunta riferendosi al suo famiglio --- la sua presenza mi inquieta parecchio>> sorride.

La musica del bardo diventa tenue e placida; la voce dell' elfa si fa più tranquilla e chiara; anche la farfalla smette di volare e si riposa sopra il tuo ginocchio.

Lucano prende un gran respiro: posa le mani sulla scrivania e si alza in piedi. Inizia a passeggiare davanti alla sua scrivania illustrando la situazione.
<<Esploratori mi hanno riferito, ma credo che già lo sappiate, di un attacco da parte di un orda di Orchetti da ovest. Non sappiamo quanti siano poiché gli esploratori alla vista di quelle creature, sono scappati qui.>> fa una pausa affinché questo concetto entri nella testa dei presenti e poi continua:
<<Le colonne di fumo all'orizzonte indicano che già i campi, fonte primaria per il sostentamento della città, sono stati distrutti e con loro tutti i contadini che vi lavoravano. Gli Orchetti non fanno prigionieri. Questo è un grave colpo per la nostra città: con la distruzione dei campi il raccolto è compromesso e non so esattamente quanto grano abbiamo nei magazzini. E' di tassativa importanza scacciare gli orchetti dalle nostre terre. Ora sono a circa sei chilometri da noi: sicuramente si accamperanno per la notte nella zona dei campi: non sappiamo quale sia il loro intento: attaccheranno la città? Perché si sono spostati dal loro territorio?>> scorre i volti dei presenti uno a uno. Si avvicina la camino e getta un altro pezzo di legno nel fuoco: la fiamma piano piano divora il legno; poi quando è ben caldo, lo divora in un solo istante e il legno prende fuoco interamente.
<<Avete visto la fiamma del fuoco? Noi agiremo come la fiamma con il legno: è da folli caricare frontalmente il nemico; per quanto siate valorosi, non ce la farete mai.
Il nemico sarà stanco per la lunga giornata: a circa due chilometri dai campi scorre un ruscello. Noi li colpiremo per prima cosa.
Uccideremo gli esploratori inviati per prendere l'acqua da portare al campo e difenderemo la posizione sino alla morte. Quello è l'unico torrente nel raggio di trenta chilometri. Il nemico avrà solo tre possibilità se non vuole morire di se: prendere possesso del ruscello, tornare indietro, marciare sulla città. Escluderei la seconda possibilità e il fatto che si possano portarsi dietro dell'acqua.
Agiremo così: questa notte partirete di nascosto verso il ruscello ed eliminerete chi sta attingendo l'acqua; fatto ciò dovrete mantenere la posizione perché gli orchetti avranno più squadre addette a prendere l'acqua e si accorgeranno che nessuno torna dal fiume. Se riuscirete a mantenere il possesso del fiume, gli orchetti marceranno contro la città perché non resta loro altra possibilità: sono molto irascibili da questo punto di vista e vendicativi; io nel frattempo avrò fratto piazzare trappole davanti al castello e posizionato una squadra di cavalleria a due chilometri a sinistra da dove attaccheranno gli orchetti: la cavalleria attaccherà di lato, mentre gli arcieri scagliano frecce dalle mura e voi ripiegherete sulla città.
Attaccheremo di notte, fra poche ore quindi, per avere l'effetto a sorpresa e combattere contro un nemico stanco. >>

Si ferma.

<<Chiaro?>>

 
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Group: Von Seamond
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/11/2009, 19:45


Un giovine bussa alla porta del comandate Lucano, attende di entrare per poter comunicare con il comandante, appena può gli porge una lettera, poi prende congedo e va via. Dentro la lettera, vi sono poche frasi
CITAZIONE
"Comandante Lucano, io Kessalis Kin Milaa, Cronoguardiano dei Von Seamond, vi informo che intendo prepararmi per affrontare gli orchetti, vi comunico, che io e i miei due famigli ci stiamo preparando ad affrontare da qui gli orchetti, anche se essi distano molti chilometri. Spero che voi abbiate un piano per difendere il castello, cordialmente Kessalis Kin Milaa"

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seconda scheda di Kessalis
Scheda Kessalis in Armata
Scheda Kessalian in armata
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RAHAMMAN:
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Voce dentro RAHAMMAN
"da quando in qua sei così educato?"
seconda voce di RAHAMMAN
"da quando quello che ho davanti è alto tre volte me e largo due"

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E tu che personaggio di bleach sei? Vieni a scoprirlo![/center]
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Alicamantus nella sua espressione più felice:
Tu vuoi che io ti faccia cadere il firmamento in testa, veeeeeeeeero?!?


6/9 20:14 Gutek: Io. Non. Sono. Un. Folletto.

x 6/9 20:01 Kessalis_Kin-Milaa: Dai Gutek, appena tornato e subito vedo il mio folletto preferito che minaccia di morte la gente, non si fa cosi

30/10 20:02 Lindir: aspetta kess... vuoi dirmi che sei un puffo di sei metri che gira in moto?

sergei: ironico però, te n'eri andato per quello che avevano fatto alla casata quando tu hai cercato di spazzare via gli ultimi araldi del tempo.
ironico XD
Escape: Lui ha cercato di "spazzare via" dei Von Seamond?
yu yu: Beh, ha scatenato un'esplosione nucleare sopra le loro teste (ad un'altezza di circa... 50metri, al massimo). Non voleva certo rimboccargli le coperte, no?
sergey:è una storia lunga :omg: ha fatto esplodere un'atomica sulla testa degli avversari e su quella degli alleati.

 
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Gambaleone IV
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Elemnost sogghignò, e così fece Seam, la sua lupa. "c'è un piccolo problema" dice trattenendo una risata senza allegria "io sono un mannaro. e stanotte c'è la luna piena. Quando mi trasformo, riconosco soltanto Seam e una certa ragazza, che però non sarà presente qui; per gli altri, non mi faccio scrupoli. Quindi, dato che mi trasformo solo se la luna mi colpisce la pelle nuda, di darmi un mantello molto grande con cappuccio, in modo da coprirmi. Quando dovremo andare in battaglia, mi butterò sul nemico togliendomi il mantello. Allora sì ci sarà da divertirsi. Che ne dite, capitano? intanto, non per privarli di glroria ma per la loro salvaguardia, i miei amici qui potrebbero attaccare le lai dell'esercito mentre io sfondo al centro, insieme a Seam. Sembra innocua" aggiunse battendo con dolcezza una mano sul fianco robusto della lupa, che gorgogliò addolcita "ma ha delle zanne che ammaccano il bronzo" poi il ragazzo attese la risposta, mentre gli occhi verde smeraldo sfavillavano; tipico segnale della luna piena imminente.
 
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