L' Armata del Drago ~ Rpg by Forum

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L'Avvento dei Draghi, Capitolo Primo: Risveglio, Vietato Postare.
view post Posted on 8/1/2007, 18:48Quote
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Quiete.
Un esiguo frammento di mondo, abitato da frammenti di vita.
Quiete.
L'idillio notturno, e la sua rottura.
Una nuova era stava sorgendo, accompagnata da un impercettibile tremore del terreno. La luce della Luna si fece testimone di quell'evento, di quel parto terrestre, di quella rinascita senza vagiti, solitaria nella contemplazione di colei che tutto era, tutto è e fino alla fine sarà. Natura. Ecco la rottura della quiete in quel frammento di mondo, in quel tappeto erboso governato da alberi secolari, guardiani di una tomba che non è eterna, di un giaciglio che conserva il freddo delle ere.
La Natura, muta testimone del predominio dell'uomo e della sua follia, testimone della sua stessa disfatta e della Terza Energia, fu testimone quella notte anche del ritorno delle antiche creature, coloro che per prime posero piede sul Mondo in fasce.
Ed ecco, il tremore si fece più intenso, l'erba si scostò sopraffatta, la terra si mosse e si mescolò, s'aprì e si richiuse, come una bocca affamata d'aria.
Un bagliore, nella notte immota.
Un ruggito, nel preludio della tempesta, a sovrastare ogni suono percepibile.
E la terra si spaccò, una scudisciata che ruppe l'aria, fremette ancora la terra e dalla buia voragine il terreno rigurgitò se stesso, terribile come la gola squarciata di un dio sconfitto. Ancora il bagliore, e poi un corpo.
Mentre saliva ad assaporare nuova luce e nuova aria, trasportato da un'energia che sembrava inarrivabile, si erse col petto ritto in fuori, il capo inarcato e la chioma sconvolta da un vento interiore. Le palpebre alzate a mostrare occhi pieni di luce e furia assopita, ora ridestata per un mondo che da tempo aveva dimenticato la durezza del suo volto.
Ogni lineamento del suo corpo scolpito, risaltava in quel flusso di bianca luce, quasi un sole fosse rimasto imprigionato con lui in quel freddo budello di terra.
Un lungo gemito, colmo di dolore e trionfo, risalì dalla gola protesa e uscì dalle labbra dischiuse in quell'espressione estatica.
Infine, i suoi occhi presero coscienza e delle iridi grigie emersero ad ammirare il candore lunare. Volse lo sguardo alla terra ed essa si richiuse, spegnendo con lei ogni turbolenza.
Lentamente, i suoi piedi nudi accolsero la freschezza dell'erba. Mosse un passo, quindi un altro, cadenzando armoniosamente i muscoli perfetti del suo corpo nudo e ricoperto di briciole di terra. Inspirò a fondo, due e tre volte, quasi non volesse perdere la fragranza dei profumi silvestri. I suoi occhi vagarono, spaesati ma sapienti, curiosi e terribili. Si guardò una mano, quasi sorpreso di averla, voltandola ripetutamente tra palmo e dorso.

«Quanto, quanto tempo è trascorso?»

E la Natura gli rispose, proiettando nella sua mente rediviva immagini di epoche passate, di eventi remoti ed eventi prossimi, di vite e morti, di chi attraversò il Mondo e di chi vi perì e di chi vi fuggì. Gli narrò di guerre e catastrofi, di armistizi e vendette, di furti ed amori. Ed egli chiuse gli occhi, sopraffatto da questa nuova sapienza.

Byruum. Dunque anche tu eri qui, e udendo il mio spirito inquieto prossimo a ridestarsi, hai saputo che era giusto andartene. Come sempre; tu te ne vai sempre, prima o poi. Ma sei rimasto, finchè hai potuto, governando ciò che miei eredi non sono stati in grado di tenere. Grazie.

Riaprì gli occhi e la magia lo avvolse, il potere remoto che deteneva era nuovamente sveglio, come lui, da quel sonno millenario. Fece della magia il suo volere e la Natura accorse a donargli vestiti, e così, da viticci, foglie e rami nacque il suo saio. Ai piedi si formarono degli stivali e da un ramo che egli spezzò vi fu il suo bastone, fidato supporto.

«Così riprende il mio cammino sul Mondo, ma non sarò solo. Ancora molti sono prigionieri del loro sonno e spetta a me, che li relegai al loro oblìo, destarli un'altra volta.»

E la Luna fu testimone di un secondo evento, tale nella sua bellezza e terrore. Colui che era elfo nell'aspetto, che fu Secondogenito per volere dell'Essere, che fu Elenrhal nel nome con cui gli altri esseri lo chiamavano, erse le proprie braccia al cielo e per pochi, maestosi istanti fu tutt'uno con la Natura, serva e padrona al contempo. La terra tremò ancora, la luce degli astri s'affievolì, le bestie innalzarono le loro grida in un tripudio canoro, le fronde si mossero generate da un vento innominabile. La magia fluì in lui e da lui, scotendone il corpo e turbandone l'animo e la mente. Tutto si sconvolse e la notte fu giorno, e il gorno tornò notte. Non fu pronunziato verbo, poichè parole non erano necessarie per compiere ciò che già si stava compiendo.
Dalla grande terra emerse una creatura enorme, dalle fattezze mostruose, eppure nobile nella sua parvenza. Alato, dal lungo collo serpentino, il manto scagliato di tutti i colori e di nessuno. Invero, il drago era proprio così: trasparente come il più puro dei cristalli, e i suoi lineamenti potevano divenire visibili agli occhi umani solo grazie alla luce che lo rinfrangeva, assumendone anche il colore. Egli uscì dalla terra e si prostrò innanzi a Elenrhal, mentre ancora il mondo ruggiva nel suo parto notturno.

«Padrone.» esordì la creatura, riconoscendo subito nell'elfo il suo antico compagno e cavaliere. «Narhien.» rispose l'elfo, salutandolo con un lieve cenno del capo.

Un forte terremoto scosse nuovamente la terra, e da ogni angolo del Mondo voragini si aprirono vomitando altrettanti colossali rettili, d'ogni fattezza, colore e dimensione. Essi, accolti dal bacio vellutato degli astri, salutarono il loro risveglio con grida tali che parvero tuoni. La notte fu rotta e con essa il riposo della gente.
Insieme solcarono i cieli ed insieme tornarono a vivere, padroni amati e temuti al contempo, nel mondo che per troppi anni era stato privato della loro presenza.
Una nuova era era nata.

«Elenrhal, anche gli altri sono sorti? Perchè?» chiese il drago volgendo il capo al cielo tappezzato di zaffiri, contemplando con sguardo cupo gli altri suoi simili che in massa si riversavano tra i nembi come molte meteore che invece di cadere al suolo fluiscono al contrario.

«Perchè è giusto così, nel Bene o nel Male. Essi appartengono alla Natura ed il loro ruolo in questo Mondo è innegabile. L'errore che io feci, nel strapparli alla morte tempo fa, quando l'uomo venne con le sue macchine, non lo ripeterò ora. Che essi tornino al mondo e in esso vivano o periscano, senza che nessun'altra mano, compresa la mia, devii il loro destino.»

L'elfo parlava tenendo lo sguardo alto, anch'egli assorto nel spaventoso spettacolo di quelle divine creature che imperversavano nel firmamento.

«Ma la loro venuta creerà spavento e stupore negli abitanti del Mondo.»

«E' vero, ma è un disagio che il tempo guarirà. Tuttavia, non me ne rimarrò inerte ad ammirare gli eventi. Sono stato fermo fin troppo. Quel che potremo fare, per preservare il Mondo nella sua integrità, lo faremo. Ed ora andiamo.»

«Dove, padrone?» chiese il drago, calando il collo fino a sfiorare il terreno, cosicché l'elfo vi salisse sopra, cavalcandolo come non faceva da tanto tempo. «A Myth Arandor, mio fidato amico, affinchè non perisca ciò che i miei eredi hanno costruito e che il mio antico padre ha faticato a mantenere integro.»

Il drago sorrise, sapendo chiaramente a chi Elenrhal alludesse, e con balzo aggraziato si staccò da terra, sfruttando con la maestose ali le correnti d'aria e volando alla volta delle Montagne della Morte, tra i quali picchi scoscesi sorgeva incastonata ed inespugnabile la gloriosa e ancor viva Casata Elessedil.


Edited by Dark Chest Of Wonders - 29/1/2007, 12:39

In un libru de stregoneria ho scrivuu tuta questa mia vita
ma ho capii el sensu de tutt quaand urmai ho finii la matita,
e adess che giri la carta, imbesuii vardi nella mia sfèra,
la Magia ho capii che ghe l'eri in sacòcia quand sèri gnaa cussè l'era.

“Il libro del Mago”, Davide Van De Sfroos

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. E l e n r h a l .

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(Piani di conquista Von Kramer)

~

.DCoW's Rpg Account.

Si ringrazia Xander per l'avatar.

 
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